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Notizie27 Maggio 2022

Meta e Twitter: habitat ostile ai trumpiani

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Antonio Albanese analizza le recenti dimissioni di Jack Dorsey da Twitter e Peter Thiel da Meta, evidenziando il contesto politico conservatore. Si discute anche del controllo dei contenuti sui social e delle implicazioni per le elezioni americane.
Punti chiave
  • Jack Dorsey lascia Twitter dopo dimissioni da CEO.
  • Peter Thiel abbandona Meta per sostenere i candidati trumpiani.
  • Thiel ha legami con l'acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk.
  • Dorsey espresse contrarietà al ban di Donald Trump.
  • Il controllo dei contenuti sui social è influenzato da posizioni politiche.
L'articolo

Meta e Twitter , le due big dei social Network, oltre a soffrire forti ribassi  in borsa, perdono pezzi importanti del loro staff dirigenziale : dopo la notizia dell’abbandono di Jack Dorsey, co-fondatore di Twitter, anche Peter Thiel lascia il cda di Meta, per dedicarsi completamente all’impegno politico.

Che l’ex CEO di Twitter fosse destinato ad altri progetti era già nell’aria, fin da quando, a novembre, aveva rassegnato le dimissioni da amministratore delegato,  rimanendo un membro del consiglio fino alla scadenza del mandato: da ieri è ufficialmente fuori anche da quel ruolo.

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Anche la partenza di Peter Thiel non è cosa da poco: il fondatore di Paypal, membro e investitore di Meta lascia per dedicarsi completamente alle elezioni di mid-term americane e appoggiare i candidati trumpiani.

Chi conosce bene gli affari della Silicon Valley sa bene che Thiel, che da sempre è politicamente schierato su posizioni conservatrici, sia stato un pò l’ombra dietro l’operazione di acquisizione di Twitter da parte di Elon Musk, che recentemente, guarda caso, si è  spostato politicamente, abbracciando il pensiero di Trump e dichiarando espressamente che voterà repubblicano.

C’è un sottile filo conduttore che lega tutte queste vicende, e che fa capo ad una linea politica di stampo trumpiano che è stata chiaramente soffocata da qualcuno che non voleva che il potente mezzo dei social rimanesse libero, e spingeva sul controllo dei contenuti.

“Non vado fiero di avere messo al bando Donald Trump da Twitter” aveva detto il fondatore Dorsey, ai tempi del ban al  tycoon: decisione che sembra gli fu imposta come diktat, e infatti oggi si dichiara “molto contento” che la società passi al canadese proprietario di Tesla.

Insomma Thiel, apertamente conservatore, lascia Meta proprio quando  c’è aria di elezioni; Dorsey abbandona tutti i suoi incarichi nel social che aveva creato, dopo avere esternato più volte la sua contrarietà al ban di Trump e dato la sua benedizione all’acquisizione di Musk: è vero che gli indizi non fanno una prova ma il sospetto che nella Silicon Valley sia dominante un certo pensiero liberal, infastidito da un eventuale contraddittorio sembra evidente.

A questo punto, anche se per il momento tutto appare fermo, ben venga un eventuale cambio al  vertice del social più usato da intellettuali, giornalisti e media: Musk non sarà di certo un salvatore, ma le sue posizioni in merito alla libertà di parola sono sempre state chiare.

ANTONIO ALBANESE

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