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Notizie4 Febbraio 2022

Il discorso di Mattarella e quello strano accenno a “forze sovranazionali”

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Andrea Sartori analizza il discorso di insediamento di Sergio Mattarella, evidenziando il suo richiamo a forze sovranazionali. Si discute anche delle implicazioni sulla giustizia e della transizione ecologica, in un contesto di ambiguità politica.
Punti chiave
  • Mattarella ha ricevuto 53 applausi, un record per un presidente.
  • Il discorso contiene riferimenti a poteri economici sovranazionali.
  • Critica velata ai regimi autoritari come Cina e Russia.
  • Sottolinea la necessità di riforme nella giustizia.
  • Affronta la transizione ecologica e la campagna vaccinale con cautela.
L'articolo

Il discorso dell’insediamento di Sergio Mattarella per il suo secondo mandato ha ricevuto applausi, ovazioni, bene bravo bis da tutte le parti. Mai, a nostra memoria, un presidente della Repubblica è stato così “santificato” a parte forse Sandro Pertini. Che però aveva ricevuto appena 6 applausi contro i ben 53 di Mattarella.

Il discorso del Presidente bis è stato studiato, fatto per piacere a tutti, diremmo quasi furbo e di certo molto “democristiano”. Ma che contiene diversi spunti interessanti.

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Il più notevole è questo passaggio: “Poteri economici sovranazionali, tendono a prevalere e a imporsi, aggirando il processo democratico”. Molti l’hanno notato: ohibò, Mattarella mi è diventato sovranista? Perché ha ripetuto quello che molti populisti e sovranisti invocavano: via le forze sovranazionali. Mattarella contro Soros e Bill Gates?

In realtà bisogna subito andare al passaggio successivo “Su un altro piano, i regimi autoritari o autocratici rischiano ingannevolmente di apparire, a occhi superficiali, più efficienti di quelli democratici, le cui decisioni, basate sul libero consenso e sul coinvolgimento sociale, sono, invece, ben più solide ed efficaci.” Questo passaggio è una stoccata evidente a Cina e Russia (Russia che tra l’altro è in ottimi rapporti col primo ministro Draghi), spesso invocate dai sovranisti come esempi. E qui notiamo il colpo al cerchio e alla botte: che Mattarella cerchi di dare un’apparenza di “pacificatore” di entrambe le anime del Paese? Perché obiettivamente (e chi scrive non ama Mattarella) la posizione è quella corretta, ma ci si sarebbe aspettati una maggiore stoccata ai regimi e un garbato silenzio sulle forze sovranazionali.

Altra parte che sorprende del messaggio di Mattarella riguarda la giustizia. Lui, che è rimasto silente sul grave scandalo della magistratura sottolinea “che un profondo processo riformatore deve interessare anche il versante della giustizia” che “per troppo tempo è divenuta un terreno di scontro che ha sovente fatto perdere di vista gli interessi della collettività”. Anche qui trasecoliamo. “I cittadini devono poter nutrire convintamente fiducia e non diffidenza verso la giustizia e l’Ordine giudiziario”. Ahò, s’é svejato?

Altro passaggio che ci ha colpiti favorevolmente del discorso: “La cultura non è il superfluo: è un elemento costitutivo dell’identità italiana”. La promozione culturale è stata messa in ultimo piano, oramai. Il turismo è stato ammazzato dalle norme pandemiche, e tutto ciò che ha a che fare con la cultura (quella vera, che non sono certo i giornali o il concertone del Primo Maggio) è alla fame. Parole che avranno un peso o che saranno destinate a perdersi come lacrime nella pioggia?. Finalmente anche parole sul precariato giovanile, una piaga almeno dall’infame legge Biagi-Maroni del 2003. Tutto molto bello.

Ma, c’é un ma.

“L’Italia è al centro dell’impegno di ripresa dell’Europa. Siamo i maggiori beneficiari del programma Next Generation e dobbiamo rilanciare l’economia all’insegna della sostenibilità e dell’innovazione, nell’ambito della transizione ecologica e digitale”. Ovvero ammette che siamo al centro di un esperimento liberticida che ci porterà al credito sociale di quella Cina autocratica stigmatizzata giustamente dal presidente. La “transizione ecologica” è portata avanti da quel signor Cingolani che dice che siamo troppi. E sappiamo dove si vuole arrivare. E ovviamente si paga pegno all’idolo del momento “La lotta contro il virus non è conclusa, la campagna di vaccinazione ha molto ridotto i rischi ma non ci sono consentite disattenzioni. E’ di piena evidenza come la ripresa di ogni attività sia legata alla diffusione dei vaccini che aiutano a proteggere noi stessi e gli altri”. Libertà e democrazia a comando. E la lotta alla pandemia “non è conclusa”. Continuano a cadere restrizioni in tutto il mondo, ma qui no.

Mattarella si conferma un perfetto gattopardo, un colpo al cerchio uno alla botte. Non tanto diverso dal discorso di insediamento di Mario Draghi da presidente del Consiglio al Senato in cui certo, si parlava di “ricostruzione economica”, ma era tutto premesso alla lotta alla pandemia. Ad oggi assistiamo alla distruzione economica d’Italia operata da Draghi. All’epoca Draghi venne accolto con speranza anche da molti scettici dopo l’esperienza catastrofica di Conte.

Questo discorso di Mattarella è piaciuto a tutti, applausi a scena aperta. Ma la delusione è dietro l’angolo. E la intravediamo.

ANDREA SARTORI

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