Secondo il giornalista Ruggiero Capone l'esito del conflitto russo-ucraino potrebbe essere la deflagrazione dell'Unione europea: a partire dalla Germania deindustrializzata.

Ruggiero Capone, noto giornalista, ha recentemente espresso la sua preoccupazione riguardo alle conseguenze del conflitto russo-ucraino, suggerendo che l’esito di questa guerra potrebbe portare alla disintegrazione dell’Unione Europea, con particolare riferimento alla Germania, la quale sta affrontando una fase di deindustrializzazione. Secondo Capone, il riarmo tedesco e la crescente centralità dell’industria bellica sono il risultato di una pianificazione finanziaria e politica avvenuta anni fa, che ha trovato la sua attuazione nel contesto attuale di crisi e conflitto.
Il giornalista sottolinea come la Germania, storicamente legata a una tradizione di militarismo, stia ora riscoprendo il suo ruolo di potenza militare all'interno di un'Europa che, a suo dire, somiglia sempre di più a una brutta copia del Sacro Romano Impero. Capone osserva che l'industria bellica tedesca sta vivendo un periodo di forte espansione, alimentata da investimenti significativi e da una strategia di autonomia strategica militare europea, che si riflette nella creazione di alleanze industriali tra aziende francesi e tedesche nel settore della difesa.
In questo contesto, Capone critica anche l’Unione Europea e la NATO, sostenendo che la guerra in Ucraina funge da banco di prova per una nuova fase di militarizzazione dell’Europa, mascherata da necessità di sicurezza. La crisi del settore automobilistico, secondo lui, è stata strumentalizzata per giustificare un incremento della produzione di armamenti, spostando l’attenzione da politiche ecologiche a strategie di riarmo. Questa transizione, a suo avviso, non solo mina la coesione europea, ma potrebbe anche segnare l’inizio di un’era di conflitti interni e divisioni tra gli Stati membri.
Capone conclude con una riflessione sulla storia europea e sulla sua evoluzione, suggerendo che l'Europa ha bisogno di una rifondazione che prenda in considerazione le sue radici storiche e culturali, piuttosto che continuare a seguire un modello che, a suo parere, porta inevitabilmente verso il conflitto. La sua analisi invita a considerare come le scelte politiche attuali possano influenzare non solo il presente, ma anche il futuro dell'Unione Europea, mettendo in discussione la sua stessa esistenza in un contesto di crescente tensione e militarizzazione.
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