Secondo Ruggiero Capone dietro il varo delle legge voluta dal parlamento israeliano al fine di uccidere solo detenuti palestinesi si nasconde il vecchio vizio di offrire sacrifici umani a divinità antiche che continuano ad essere venerate sotto traccia. "Si tratta chiaramente di sangue versato per al fine di ottenere forza e potenza a beneficio del sacrificatore..."

La recente approvazione da parte della Knesset, il Parlamento israeliano, di una legge che prevede la pena di morte per detenuti palestinesi ha suscitato un acceso dibattito. Ruggiero Capone, commentando l'accaduto, ha messo in evidenza come questa misura rappresenti una forma di discriminazione etnica, poiché colpisce esclusivamente i palestinesi, violando i principi di giustizia e diritti umani che dovrebbero essere universali. Secondo Capone, questa legge non solo infrange le convenzioni internazionali, ma segna un ritorno a pratiche antiche, come i sacrifici umani, suggerendo che ci sia una dimensione esoterica dietro a queste decisioni.
Capone sottolinea che la legge rappresenta un tentativo di Israele di mantenere il controllo sulle popolazioni palestinesi attraverso la paura e la violenza. La pena di morte, che viene presentata come una misura di sicurezza, è in realtà, secondo il suo punto di vista, un modo per legittimare un'azione che affonda le radici in tradizioni storiche di sacrificio, evocando divinità antiche che richiedevano tributi di sangue. Questo richiamo al passato, secondo Capone, è una manifestazione di un male che l'Occidente ha cercato di rimuovere dalla propria coscienza.
In un contesto più ampio, Capone critica la reazione del mondo occidentale, definendola "mutismo" di fronte a tali atrocità. La dipendenza economica e politica dell'Occidente da Israele, legata a interessi strategici e tecnologici, ha portato a una sorta di complicità silenziosa. Le leggi e le azioni di Israele, che infrangono i diritti umani, vengono ignorate o minimizzate, mentre l'Europa e gli Stati Uniti continuano a mantenere relazioni privilegiate con Tel Aviv.
La questione della pena di morte e delle leggi discriminatorie in Israele rappresenta quindi un nodo cruciale non solo per il futuro del conflitto israelo-palestinese, ma per l'intera comunità internazionale. Capone avverte che l'adozione di tali misure potrebbe avere conseguenze disastrose, alimentando ulteriormente il ciclo di violenza e vendetta, e richiamando l'attenzione su una realtà che l'Occidente sembra rifiutare di affrontare. La sfida è quella di riconoscere e affrontare il male, piuttosto che nasconderlo dietro una facciata di bene.
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