In questa intervista condotta da Kim Iverson sul suo programma, il Colonnello a riposo Douglas Macgregor — autore ed ex funzionario governativo — analizza le pericolose tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran. Macgregor descrive una politica estera americana guidata dall'impulso, evidenziando il fallimento di un'operazione di "regime change" che mirava a sfruttare le proteste economiche iraniane attraverso interventi coordinati di CIA e Mossad.

Le recenti dichiarazioni del Colonnello a riposo Douglas McGregor, ex funzionario governativo e autore, mettono in luce le tensioni crescenti tra Stati Uniti, Israele e Iran, rivelando un panorama geopolitico complesso e pericoloso. McGregor evidenzia un fallimento strategico da parte degli Stati Uniti, che ha tentato di sfruttare le proteste economiche in Iran per implementare un'operazione di "regime change". Questa manovra, orchestrata attraverso l'intervento della CIA e del Mossad, ha dimostrato di non avere il successo sperato, complice la resilienza di Teheran, supportata da potenze come Russia e Cina.
Secondo McGregor, la situazione economica interna dell'Iran, caratterizzata da un drastico calo del valore del real, ha alimentato proteste legittime. Tuttavia, l'intervento esterno ha portato a una reazione opposta, con il governo iraniano che ha consolidato il proprio potere. La collaborazione tra Iran e Turchia, evidenziata da recenti operazioni militari contro i combattenti curdi, ha ulteriormente complicato il quadro, suggerendo un'unità tra stati storicamente rivali ma ora uniti dalla necessità di stabilità.
Uno degli aspetti più allarmanti dell'analisi di McGregor riguarda il rischio di un'escalation nucleare. Egli avverte che Israele, percependo un rischio esistenziale, potrebbe ricorrere al proprio arsenale nucleare, innescando una reazione a catena devastante in tutto il Medio Oriente. La possibilità che l'uso di armi nucleari diventi una realtà è sostenuta dalla presenza di missili ipersonici iraniani puntati contro Israele e dalla disponibilità di testate nucleari israeliane, stimata tra 250 e 300. McGregor sottolinea che un attacco nucleare potrebbe scatenare una risposta militare da parte di altri stati, compresi i turchi e i russi, rendendo la situazione ancora più instabile.
Inoltre, McGregor fa riferimento alla fragilità economica degli Stati Uniti, legata alla crisi del petrodollaro e al debito pubblico, come potenziale freno a un conflitto totale. La mancanza di una pianificazione strategica e la reattività della politica estera americana, guidata da impulsi momentanei, contribuiscono a un contesto internazionale incerto. In questo scenario, l'appello di McGregor a un dialogo nazionale per ripristinare il buonsenso e la sovranità nella strategia americana risuona come una necessità urgente per evitare un ulteriore deterioramento delle relazioni internazionali e un possibile conflitto catastrofico.
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