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Notizie6 Dicembre 2021

6 dicembre: l’ora X delle deliranti regole orwelliane

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Debora Billi analizza l'entrata in vigore del 'super green pass', evidenziando le contraddizioni delle nuove regole. Si discute anche dell'ansia sociale e delle implicazioni di un sistema che sembra opprimere i cittadini.
Punti chiave
  • Il 'super green pass' non concede maggiori diritti ai cittadini.
  • Le nuove regole sembrano incoerenti e orwelliane.
  • Le norme variano a seconda del mezzo di trasporto utilizzato.
  • L'accesso a negozi e uffici non richiede il green pass.
  • Il sistema sembra spaventare i cittadini per indurli a vaccinarsi.
L'articolo

C’è tanta ansia nel Paese, sui social, tra la gente, per l’arrivo di questo fatidico 6 dicembre che segna l’entrata in vigore del cosiddetto “super green pass”. Che poi non si capisce cosa abbia di “super”: non è che conceda maggiori diritti, semmai ne toglie di ulteriori a chi non l’ha.

I giornali fanno a gara nel titolare con l’ormai tristemente famoso “cosa cambia”, ovvero le nuove norme e regolette e sfumature che modificano qualche dettaglio della vita quotidiana rispetto a ieri. Ma perché attendere i giornali? Sul sito del governo c’è una ricca tabella a mò di comodissimo riferimento.

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Comodissimo, si fa per dire. Nel leggerla, sembra di essere precipitati al livello pro dell’incubo orwelliano con cui ci stiamo cimentando. Per riassumere, nulla ha senso. Ad esempio salta agli occhi, al primo punto, che il SGP vale per i poveri e non per i ricchi: ammassarsi in bus pubblico è contagioso, ammassarsi in navetta privata non lo è. Il virus si spaventa con moquette e lucine soffuse, mentre prospera tra sedili graffitati. E chi aveva l’abbonamento pagato? Si vaccini, senza tante storie! Pensate allora di spostarvi con mezzo proprio, cioè in macchina? Attenzione: dovete informarvi sul numero di abitanti del Comune di provenienza, di destinazione, e sul colore che quel giorno il CTS ha deciso di affibbiare ai paesi in questione.

Anche acquistare uno skipass è soggetto a regole (non per usarlo: proprio per “acquistarlo”, cioè vi blocca la cassiera): dovete intendervi di strutture sciistiche, cioè sapere se sono dotate o meno di “cupole paravento”, altrimenti ve la rischiate eh.

E per accedere a negozi e uffici? Pare che si possa andare tranquilli. Diverso è per i trasporti scolastici: nello scuolabus niente contagio, nel bus pubblico invece sì. Al liceo si può andare senza nulla, per frequentare l’Università invece tocca bucarsi (seppure con GP base): magari qualcuno rinuncia, si abbassa la percentuale di laureati, e così si può dire più agevolmente che gli italiani sono ignoranti.

Se pensate di andarvene a fare due giorni di vacanza in hotel, meglio soprassedere: le regolette sono infinite: lì si può stare, lì no, lì forse. Se state a casa, contribuite alla svendita ai cinesi o ai tedeschi del patrimonio alberghiero e anche questo è un risultato grandemente auspicato.

Per lo sport, anche lì ovviamente “dipende”. E’ al chiuso, all’aperto, di contatto? Nel dubbio, chiedere all’allenatore. Spogliatoio no, ma se è all’aperto non si sa. Esistono spogliatoi sotto le stelle? Dovrebbero inventarli. Feste, concerti, balli, spettacoli: tutti vaccinati, altrimenti niente. E per finire, se avete in mente di partecipare ad un concorso per servire lo Stato come è dovere del volk, sappiate che lo Stato vuole solo gente pluripunzonata. Untori e appestati, raus!

Il succo di tutta questo può essere riassumibile in due conclusioni opposte: siamo davanti allo Stato totalitario, che tutti opprime e minaccia con regolette che cambiano di continuo ed  impossibili da seguire, cioè ad una tragedia; oppure siamo davanti a un sistemino che si crede furbo che serve a spaventare i cittadini e afarli correre all’hub per la paura di multe (inapplicabili), e quindi ad una farsa. Solo il tempo ci dirà in che situazione ci troviamo.

DEBORA BILLI

 

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