Domani, il 25 aprile italiano inaugura la scia delle celebrazioni per l’ottantesimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale in Europa. Una ricorrenza che avviene in un momento divisivo, in cui l’UE riscrive la storia in salsa orwelliana e le trattative per la pace tra Russia e Ucraina si sgretolano. Ne parliamo a Dietro il Sipario con Germana Leoni, Pino Cabras e Gianluca Savoini. Conduce Enrica Perucchietti.

Il 25 aprile segna l'inizio delle celebrazioni per l'ottantesimo anniversario della fine della Seconda guerra mondiale in Europa, un evento che si colloca in un contesto geopolitico particolarmente teso. La commemorazione di un conflitto che ha segnato profondamente la storia europea assume oggi connotazioni divisive, in un momento in cui l'Unione Europea sembra riscrivere la propria narrativa storica in un'ottica che molti definiscono orwelliana. La questione del conflitto russo-ucraino, che continua a infiammare le relazioni internazionali, è al centro di questo dibattito.
Il presidente ucraino Volodimir Zelenski ha annunciato una contromanifestazione per il 9 maggio, giorno in cui la Russia celebra la vittoria sulla Germana nazista. Questa iniziativa, che invita i leader dell'Unione Europea a unirsi a Kiev, è emblematicamente significativa: rappresenta non solo una risposta alle celebrazioni russe, ma anche un tentativo di affermare una nuova memoria storica che rimuove il ruolo dell'Unione Sovietica nella sconfitta del nazifascismo. Le dichiarazioni della diplomazia europea, che minacciano di considerare la partecipazione alle celebrazioni di Mosca come un atto di sostegno alla Russia, evidenziano il clima di polarizzazione che caratterizza l'attuale panorama politico.
La situazione è ulteriormente complicata dalla crescente visibilità di movimenti neonazisti in Europa, che sembrano guadagnare terreno in alcuni paesi dell'Est. La memoria storica della Seconda guerra mondiale, che dovrebbe fungere da monito contro le ideologie totalitarie, è messa in discussione da una narrazione che tende a riabilitare figure e simboli associati al nazismo. Questo fenomeno è particolarmente evidente nei paesi baltici e in Ucraina, dove la celebrazione di personaggi controversi come Stepan Bandera è diventata un tema di dibattito pubblico.
In questo contesto, la Russia si trova a dover affrontare non solo le conseguenze della propria aggressione militare, ma anche un tentativo di delegittimazione della sua memoria storica. La scelta di escludere i rappresentanti russi dalle celebrazioni ufficiali della vittoria in Europa è vista come una forma di riscrittura della storia, che ignora il sacrificio di milioni di sovietici nel corso del conflitto. Le tensioni tra la Russia e l'Occidente si riflettono quindi non solo nelle attualità politiche, ma anche nella memoria condivisa, creando un terreno fertile per nuove divisioni e conflitti.
La ricorrenza dell'80° anniversario della fine della Seconda guerra mondiale, quindi, non è solo un momento di commemorazione, ma un'opportunità per riflettere sulle attuali fratture ideologiche e politiche in Europa. La sfida consiste nel riconoscere e affrontare le memorie collettive che, sebbene possano differire, devono essere comprese nel loro contesto storico per evitare il ripetersi degli errori del passato. La polarizzazione attuale non solo minaccia di compromettere la pace in Europa, ma rischia di far dimenticare le lezioni fondamentali apprese durante gli anni bui della guerra.
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