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Approfondimenti18 Febbraio 2025

Alcune domande su Paragon Solutions

Pino CabrasDi Pino Cabras·617 contenuti pubblicati
Laura Uliano analizza il caso di Paragon Solutions, evidenziando l'uso dello spyware Graphite su giornalisti e attivisti. Si discute anche delle implicazioni politiche e delle responsabilità del governo italiano in merito all'acquisto del software.
Punti chiave
  • Paragon Solutions è stata fondata da ex membri dell'Unità 8200 israeliana.
  • Il governo italiano ha acquistato Graphite per oltre 9 milioni di euro.
  • Nessun altro governo è stato coinvolto nonostante le vittime in ventiquattro paesi.
  • Il contratto con gli Stati Uniti è stato firmato dopo un processo di verifica.
  • Lo spyware Graphite è stato utilizzato per spiare giornalisti e attivisti in Italia.
L'articolo

di Laura Uliano.

Nel dicembre 2024 la società META ha scoperto che il WhatsApp di circa novanta persone tra cui giornalisti ed attivisti politici sparsi in ventiquattro paesi in giro per il mondo è risultato infetto dallo spyware Graphite, un software di spionaggio militare prodotto dalla Paragon Solutions, una società israeliana con sede in via Yehuda Halevi a Tel Aviv e fondata nel 2019 da ex membri dell’Unità 8200, un corpo dell’esercito israeliano deputato al controllo dello spazio cyber e di quello elettromagnetico, tra cui figura l’ex primo ministro e generale Ehud Barak. A dicembre del 2024, Paragon è stata acquisita da una società a responsabilità limitata con sede nel Delaware, chiamata Paragon Parent, che sarebbe di proprietà di un fondo di private equity statunitense AE Industrial Partners per 500 milioni di dollari, che potrebbero diventare 900 milioni al raggiungimento di alcuni obiettivi di crescita e redditività. Lo scandalo, dunque, scoppia poco dopo la vendita della società.

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A questa prima coincidenza se ne aggiunge una seconda. Tra le sette utenze italiane prese di mira ci sono quelle del direttore di Fanpage, Francesco Cancellato, del fondatore della ONG Mediterranea Saving Humans, Luca Casarini, dell’armatore Beppe Caccia e di David Yambio, attivista sudanese portavoce dell’organizzazione Refugees in Libya. E all’estero, precisamente in Svezia, quella di Husam El Gomati, imprenditore ed attivista libico molto impegnato nel denunciare la corruzione che corre tra la Libia e l’Italia. Tranne Cancellato, tutti legati in qualche modo al paese nordafricano, già fonte di bei problemi per il governo italiano a causa del recente arresto e poi del rilascio del generale Almasri. Difficile che ad effettuare lo spionaggio sia stato il governo libico dal momento che, ​​secondo The Guardian, Paragon avrebbe venduto lo spyware Graphite esclusivamente a 35 governi democratici. Dunque, a meno che uno di questi non gli abbia passato il software sottobanco, siamo di nuovo alle prese con l’ennesima violazione dei diritti che governo e stampa mainstream normalmente attribuiscono ai regimi non democratici.

In Polonia, ad esempio, negli scorsi anni sono stati illegalmente hackerati i dispositivi dei politici dell’opposizione attraverso Pegasus, lo spyware realizzato dall’azienda israeliana NSO Group. Lo stesso software utilizzato nel 2022 per spiare politici ed attivisti catalani filo-separatisti da parte del governo di Madrid con il placet della magistratura. Ad agosto, invece, è toccato a giornalisti e politici di opposizione in Grecia, anche qui con l’avallo dei giudici. In questo caso, però, ad essere utilizzato era Predator, uno spyware di Cytrox, azienda della Macedonia del Nord anch’essa fondata da cittadini israeliani.

Ora sembra arrivato il turno del governo italiano, che però smentisce seccamente ogni coinvolgimento e minaccia querele a chi lo accusa di spiare giornalisti, ma conferma di avere in dotazione il software Graphite, che sarebbe stato acquistato direttamente dal nostro Ministero della Difesa nel 2023 per oltre 9 milioni di euro. Una cifra rilevante, per la quale ci sarebbe da chiedere conto non soltanto delle procedure seguite per la scelta del contraente e del prodotto, ma anche per gli eventuali danni erariali dal momento che Paragon avrebbe rescisso almeno uno dei due contratti stipulati con l’Italia per via dei possibili abusi.

La cosa strana, tuttavia, è che, al momento, il nostro sarebbe l’unico governo coinvolto malgrado gli abusi denunciati riguardino soggetti presenti in ventiquattro paesi e nessun altro nome sia trapelato.

Che dietro ci possa essere un’unica regia è teoricamente possibile ma in mancanza di dati riguardanti le altre vittime sembrerebbe altamente improbabile. Perché, dunque, ad essere stato sanzionato è soltanto il governo italiano e non anche quello svedese che ospita Husam El Gomati, paese che secondo Repubblica è tra gli acquirenti del software insieme a Belgio, Grecia, Lettonia, Lituania, Austria, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Germania, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna.

Alla lista non poteva mancare il governo degli Stati Uniti, che a settembre 2024 ha firmato un contratto di due milioni di dollari con la Paragon. Secondo The New Yorker, l’accordo ha seguito un processo di verifica, durante il quale l’azienda è stata in grado di dimostrare di avere strumenti solidi per impedire ad altri paesi che acquistano il suo spyware di hackerare gli statunitensi, ma ciò non limiterebbe la capacità del governo degli Stati Uniti di prendere di mira i propri cittadini – e quelli di altri paesi, aggiungiamo noi. Insomma, ci sono ancora tanti misteri che avvolgono il caso Paragon, ma per una volta possiamo essere certi che non è stato Putin!

 

 

Pino Cabras
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Pino Cabras
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