L'articolo
di Rossella Ahmad.
Quella qui sotto è l’immagine della tendopoli di Mawasi, nel campo profughi di khan Younis. Tendopoli. Campo profughi. Luoghi cioè che persino il più abietto tra gli esseri umani lascerebbe in pace perché rifugio dei più diseredati sulla terra. Oggi, al posto di quelle tende di nylon, ci sono crateri profondi ed ampi dieci metri. Bombe gigantesche, dal potenziale altamente distruttivo, lasciate cadere dall’alto, sui profughi, nel sostanziale disinteresse dei più. Venti famiglie sepolte nella sabbia della cosiddetta “zona sicura” di Gaza.
Questi esseri ripugnanti sono riusciti nel loro intento: rendere il mondo una grande zona d’interesse, in cui si consumano crimini atroci contro l’umanità mentre la gente “normale” è impegnata a guardare una partita di calcio, godersi l’ultimo match di tennis, controllare la salute delle rose nel giardino.
Ma, oltre a questo – e voi, gente “normale” dovete saperlo – hanno sdoganato il più atroce dei mondi possibili. Quello in cui non c’è legge a cui appellarsi, in cui la violenza del più forte colpirà indisturbato il piccolo ed il debole. Una nuova legge naturale, rivisitata ovviamente, in cui non c’è spazio per il dissenso, per il diritto, per la giustizia. In cui saranno fagocitati i popoli l’uno dopo l’altro, gli individui l’uno dopo l’altro, i principi cardine su cui era stata costruita la civiltà umana l’uno dopo l’altro. E non potrete farci niente. Potranno distruggere il vostro paese, rubare la vostra casa, uccidere i vostri figli utilizzando le giustificazioni più false, più risibili, più inutili. E ne avranno facoltà. Nessuno li contrasterà. Perché la legge semplicemente non esiste più. Mai più zone sicure.
La campana che oggi suona per la Palestina suonerà per ciascuno di noi. E nessuno e niente potrà salvarci.
La morte di Gaza è il punto di non ritorno


















