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Mondo15 Luglio 2024

Joe, la stupidità e The Donald

Pino CabrasDi Pino Cabras·617 contenuti pubblicati
Ingrid Atzei analizza l'attentato a Donald Trump, evidenziando il parallelo con Joe Biden. Si discute anche della stupidità come forza che influenza le scelte politiche e del ruolo di Biden nella scena politica attuale.
Punti chiave
  • L'attentato a Trump riaccende discussioni su Biden e la sua presenza politica.
  • Atzei sottolinea il concetto di stupidità secondo Carlo M. Cipolla.
  • La stupidità potrebbe influenzare le decisioni elettorali e il welfare sociale.
  • Biden è visto come un 'frontman' per decisioni scellerate altrui.
  • La teoria del Madman si applica anche alla dinamica tra Biden e Trump.
L'articolo

di Ingrid Atzei.

 

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Ieri l’altro, è cronaca, qualcuno ben addestrato – non certo il defunto occhialuto Thomas Matthew Crooks – “bacia”, con un bel fucile di precisione (come minimo di precisione), l’orecchio destro di Donald Trump e, chissà perché, io penso al suo antagonista perennemente febbricitante; non nei termini in cui, a tutta prima, potrebbe sembrarvi. Ma ci arriveremo… In ogni caso, non devo essere la sola alla quale la connessione viene spontanea.

Il primissimo commento che ascolto sull’attentato, a fatti ancora caldi, proposto da Rainews24, è una sorta di parallelo che suona così: «…dopo i problemi di Biden, quelli di Trump». Insomma, i due, a modo loro, sono uniti sia nella buona che nella cattiva sorte. Soprattutto in quella cattiva, parrebbe.

Certo, da un po’ di febbre delirante ad un colpo d’arma da fuoco non è che la sorte grama stia proprio allo stesso livello ma lì, su due piedi, le prime parole che sono uscite fuori alla giornalista son state queste, salvo poi produrre un altro parallelo con l’attentato – questo fatale – a John Fitzgerald Kennedy; parallelo timido timido, non sia mai che si dica qualcosa d’inopportuno.

Dunque, orecchio di Donald o no, Biden è nei nostri pensieri anche quando, obiettivamente, non c’è. E questo accade perché è tempo, oramai, che c’interroghiamo sull’effettiva presenza a se stesso del Presidente americano ma, nel farlo, le performance cabarettistiche del segaligno Joe deviano la nostra attenzione sul versante tragicomico – diciamo pure il circenses – della questione, sfuocando il quesito sostanziale, ovvero: perché l’uomo è ancora in corsa per la seconda ascesa al vertice della presidenza americana piuttosto che starsene bello tranquillo sulla sedia a dondolo a rimirare il paesaggio dall’accogliente porticato di una lussuosa residenza? Insomma, c’era proprio bisogno d’intimorire Donald? Non si potrebbe opporgli un antagonista degno d’esser tale, se non altro all’apparenza?

Provo a proporre una soluzione al quesito perché la faccenda m’intriga assai. Parto dalla stupidità. No no, non pensate male; voglio dire che parto dall’analisi della stupidità sulla base delle leggi individuate da Carlo M. Cipolla in un suo quadernetto intitolato Le leggi fondamentali della stupidità.

In esso, lo storico definisce la stupidità, senza ancora nominarla, come “una delle più potenti ed oscure forze che impediscono la crescita del benessere e della felicità umana”. Addirittura?! E che mai sarà la stupidità, allora? Vediamo; senza star là a farvi l’elenco e l’analisi delle leggi da lui individuate, mi preme focalizzare la vostra attenzione su due dati importanti.

  1. Partiamo dal darwinismo del Cipolla: essendo la stupidità connotato saliente di una certa percentuale di persone che formano i gruppi sociali ed essendo questi gruppi sociali anche quelli dai quali attinge il Potere per chiedere il proprio voto, va da sé che più la stupidità è diffusa e più stupidi verranno votati, finendo per ricoprire gli scranni delle élite governative (evidenziamo, però, che l’esagerazione è, incontrovertibilmente, diabolica e può esser solo frutto del combinato disposto tra strategie astensionistiche e qualche imbroglietto ben orchestrato). Va da sé che, per il Cipolla, l’esito è, inesorabilmente, un’infelice decrescita delle condizioni di welfare di un popolo.
  2. Ora, continuiamo con un’analisi “economica” più approfondita: lo stupido è riconoscibile per il fatto che, da sé, cagiona danno a sé medesimo e, parimenti, al prossimo (distinguendosi in questo dai banditi che cagionano danno solo agli altri per ottenere profitti per sé. E non essendo affatto imparentato con gli intelligenti che agiscono per non cagionar danno ma solo profitti per sé e per gli altri; ed un poco imparentato con gli sprovveduti che avvantaggiano gli altri e non se stessi proprio perché sprovveduti, ovvero perché non fanno bene i loro calcoli).

Ed ecco le conclusioni: il segaligno nostro poteva essere giustificabile – in termini di buonafede – sederlo sullo scranno più alto della Casetta Bianca prima di capire come stava messo sul serio a livello neurologico. Appurato mediaticamente che l’incapacità a ricoprire il ruolo di Presidente è incontrovertibile, siccome non decide lui se stare in corsa o meno – non siamo certo così ingenui da credere il contrario – va da sé che, se Joe non fosse inutilmente utile, chi di dovere (no, non Dio in persona come afferma egli con vaneggiante risolutezza) l’avrebbe già fatto accomodare sul ballatoio insieme ai gatti. Già vi vedo, a leggere queste mie parole e a pensare all’utile idiota di sovietica matrice strategica; eppure io non ho detto nulla, né intendo insinuare. Sia mai!

Piuttosto, io sto pensando al Madman. Per raccontarvela in poche parole, la teoria del Madman ha il proprio fulcro nel minacciare un comportamento sconsiderato inducendo il proprio antagonista a credere realizzabile la minaccia. Minaccia, per logica, assurda; ma, se fatta da un Madman – un folle – essa appare plausibile per il solo fatto che l’agire del pazzo non è prevedibile. Si tira in ballo la teoria del Madman quando si “gioca” sul filo del conflitto nucleare; MAD sta, infatti, per l’acronimo: Mutua Distruzione Assicurata. La teoria è stata più volte messa sul piatto attribuendo follia e minacce a Putin, poiché è molto comodo fare tali attribuzioni in questo grande teatro globale nel quale le maschere non corrispondono ai personaggi. Ma chiediamoci: che accade se una persona intelligente, propagandata come folle (da questo punto di vista Trump non se la passa molto meglio di Putin), si trova ad avere come interlocutore qualcuno che di testa davvero non ci sta?

Eh, a questo punto, capiamo bene che avere il vecchio Joe che fa da frontman per tutte le decisioni scellerate che stanno avendo corso di ‘sti tempi è molto vantaggioso per una serie di motivi:

  • qualunque imprudenza egli commetta sarà da attribuire ad un bislacco ultraottuagenario, mica che davvero Joe è eterodiretto e qualcuno, dietro di lui, quelle scelleratezze le sta perseguendo sul serio;
  • qualunque cambio della guardia, in corsa elettorale o dopo, magari con una bell’amministrazione dal connotato tecnico (un po’ come quelle che conosciamo bene noi Italiani), sarebbe più che giustificabile;
  • chiunque dovesse essere a lui sostituito sarebbe considerato meglio del peggio;
  • non sottovalutiamo mai, inoltre, che le sue performance suscitano, oltre che ilarità, tenerezza; e la tenerezza non rende inviso nessuno (che ci volete fare: siamo fatti così…) Come dite? Il profilo insanguinato di Trump dovrebbe produrre il medesimo effetto? No, ecco proprio no. Perché The Donald, dopo la fucilata tecnica, s’è risollevato talmente infuriato, brandendo con vigore il proprio pugno destro – un po’ a dire Sono ancora qui e un po’ a dire Non la passerai liscia – che l’uomo non fa tenerezza, semmai s’attira l’ulteriore sostegno ammirato dei propri elettori. Solo di quelli però;
  • il fatto che Joe sia davvero tutt’altro che presente a se stesso e non un madman teorico rende, per qualsiasi antagonista, meno prevedibile tutto del gioco attuale – dalle mosse al teatro dell’agone -, dal momento che non si ha indicazione alcuna, almeno di carattere efficiente, per fondare la propria strategia agonistica. Insomma, tornando al quesito più sopra proposto, se il madman è folle davvero, chi lo manovra e quanto riesce a manovrarlo? Non è che Joe, ci si potrebbe chiedere, è in grado di raggiungere sul serio, in un momento di distrazione (o presunta tale) dei manovratori, la copia della chiave che schiude la stanza dei bottoni o che apre la valigetta nucleare?;
  • essendo così poco adeso al reale, Joe, anche volendo, non sarebbe mai in grado di contrastare un volere subterraneo; in grado di denunciarlo, per esempio. Di deviarlo men che meno. Il che farebbe ricadere sulla successiva amministrazione un’eredità gravosissima. Il punto è esattamente questo: qualunque cosa accada sul finire dell’amministrazione Biden non potrà essere imputato all’onorabile democrazia americana. D’altronde, il Presidente non era in sé! E, cionondimeno, Donald appare eccessivamente insidioso; perciò qualcosa la si deve pur fare; il che appare strategico al netto di tutti coloro che vedranno nell’attentato una simulazione, date le simpatie repubblicane di Crooks.

Adesso, è chiaro perché penso che più che di utile idiozia, in questo caso, sarebbe meglio parlare d’inutile stupidità? Joe è messo là per cagionare danno a sé – se e quando dovesse servire – e non agli altri, almeno non a tutti gli altri, a ben vedere; poiché, a cagionare danno agli altri ci pensano i banditi, per dirla con Carlo Cipolla. Ciò che distingue l’utile idiozia dall’inutile stupidità è che nella prima non si bada strettamente ai propri interessi pur perseguendo obiettivi politici mentre nella seconda si è convinti di perseguire esattamente il proprio interesse pur non essendo attivi nel decision making politico. E, dunque, che dire di Joe? Joe, in questo gioco, ricopre il ruolo dello sprovveduto (una variante della stupidità) con l’aggravante che con decide nulla (di qui l’inutilità). Ma Donald, allora? Donald, in questo gran ballo sociale, non rispetta la coreografia che consentirebbe a tutti di stare in pista. Un ballerino del genere va, se non altro, almeno avvertito che deve seguirla, questa consolidata coreografia gradita all’altissima società; altrimenti… fuori dalla pista da ballo! O fuori dai giochi, decidete voi.

Pino Cabras
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Pino Cabras
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