di Giulia Bertotto.
L’idea arriva dalla Svezia, una app che permetterebbe ai cittadini di segnalare ai vigili irregolarità nel parcheggio, auto abbandonate su strisce e passi carrabili, e ricevere dei soldi in cambio, il corrispettivo di 4,28 euro per l’esattezza. La sosta con infrazione viene indirizzata dallo zelante cittadino al servizio di vigilanza urbana tramite geolocalizzazione [1] dalla app chiamata Scout Park e i vigili fanno il resto.
L’iniziativa in sé non dovrebbe suscitare scandalo o fare scalpore, chiunque di noi si rivolge alle forze dell’ordine se si trova davanti ad un illecito; il contrario del resto sarebbe lo stato di natura, la barbarie, quello che proprio la Legge, stabilita dal patto ed eseguita dal braccio armato, eleva al di sopra di quella condizione che i filosofi hanno chiamato Homo homini lupus. Ma la differenza, questa sì eclatante, lo fa lo scambio di denaro.
Fare del senso civico una questione di guadagno
Il nodo eticamente irricevibile e socialmente pericoloso è fare del senso civico una questione di guadagno, un negozio, una relazione economica tra cittadino e Stato al fine di denunciare l’altro. Vediamo tutte le criticità di uno strumento di questo tipo:
Innanzitutto questo approccio mercantilizza il senso civico, trasforma la partecipazione morale e civica in un commercio, fosse anche di pochi euro.
La fallacia del piano inclinato sta nel messaggio pubblico: se denunci un cittadino come te puoi essere retribuito. Non si fa una denuncia nell’interesse collettivo -come ad esempio per la pulizia stradale, il decoro urbano, il rispetto del riposo nelle ore notturne- ma per ricevere una mancia statale. Viene neutralizzata quella forma di gratuità che rende sacro il valore dell’interesse comune.
Inoltre, qual è l’effetto psicologico di una simile iniziativa? Non si spingono i cittadini a osservare, scrutare, giudicarsi reciprocamente con sospetto e malizia? Non è l’ennesima politica atomizzante? A chi rendiamo davvero servizio quando denunciamo un concittadino in doppia fila e veniamo così premiati con un gettone? A noi stessi? Alla cittadinanza? O forse ad uno Stato che ci istruisce a metterci l’uno contro l’altro e mai, eventualmente, contro chi non attua le necessarie misure per offrire, ad esempio, alternative concrete, come un efficiente servizio di trasporto pubblico?
Deriva del controllo
E ancora, vediamo il rischio di una deriva del controllo: non si intuisce qualcosa che somiglia a un esperimento sociale che incattivisce e avvicina al sistema dei crediti sociali della sorveglianza e della società del controllo di stampo cinese?
Qualcuno obietterà che ogni società ha le proprie inclinazioni e temperamento e che dunque non si può fare di ogni “Svezia” un mondo; certamente, ma sappiamo anche che ci sono archetipi universali ed emozioni innate nella nostra natura umana.
Oggi ogni dimensione umana subisce un processo che la rende mercificabile: l’organismo psico-fisico di una donna può essere affittato per rispondere alla domanda di mercato di un neonato che può essere commissionato e acquistato, l’Informazione può essere comprata se i rapporti di forza economici lo permettono, la Giustizia può essere acquistata per qualche spiccio. Parcheggio selvaggio si dice, ma questo non simboleggia in fondo il trionfo del capitalismo selvaggio?
NOTA:
[1] Qui per saperne di più: https://www.veritaeaffari.it/tech/unapp-trasforma-gli-svedesi-in-vigili-urbani-e-per-ogni-multa-ce-un-premio/

















