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Notizie28 Ottobre 2021

Il DDL Zan, e le due Italie dei diritti negati

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Debora Billi analizza la bocciatura del DDL Zan, evidenziando la contraddizione tra diritti negati e libertà fondamentali. Si discute anche della percezione selettiva dei sostenitori della legge e delle implicazioni sociali attuali.
Punti chiave
  • La bocciatura del DDL Zan ha suscitato delusione tra i sostenitori.
  • Molti ignorano i diritti negati a milioni di cittadini.
  • C'è una contraddizione tra sostenere il DDL Zan e le misure di vaccinazione.
  • Si evidenzia la percezione selettiva dei commentatori sui social.
  • Il contesto attuale mostra due Italie divise sui diritti.
L'articolo

Forse i social non sono lo specchio della realtà (ma più probabilmente sì), però quello che sta accadendo oggi sui vari Facebook, Twitter e Instagram a proposito della bocciatura al Senato del DDL Zan ha veramente del surreale.

Molti dei sostenitori di quella legge stanno commentando con delusione, rabbia e sconforto, e fin qui nulla di strano. Quello che lascia totalmente sconcertati è la sensazione che queste persone vivano su Marte, o anzi su Saturno, a una distanza ancora maggiore. Parlare di “diritti negati” per una legge a tutela di una ristretta minoranza ci starebbe anche, ma si sono prima affacciati alla finestra? In questo preciso momento storico si stanno negando diritti fondamentali, sanciti non solo dalla Costituzione ma anche da innumerevoli Carte internazionali (a partire dal Codice di Norimberga) a milioni di cittadini: il lavoro, la libertà di circolazione, la libertà di parola. E solo in virtù delle loro scelte personali. Se ne sono accorti quelli che piangono per i “diritti negati”, inclusi giornalisti e vip più o meno famosi?

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Con estrema probabilità chi oggi piange sui diritti negati dalla bocciatura del DDL Zan è contemporaneamente un convinto sostenitore della vaccinazione pseudo-obbligatoria, del lasciapassare per lavorare e per studiare, e in alcuni casi ha anche commentato con un pizzico di gioia sadica nell’apprendere che una persona, per le proprie scelte, è stata lasciata fuori da un caffé o da un ospedale. Non cogliendo mai l’assurda e un filino atroce contraddizione nella propria visione.

Non gli passa neanche per l’anticamera del cervello di fare 2 + 2. A leggere i commenti social, oggi, il significato di “percezione selettiva” diventa quasi palpabile: ci si chiede se queste persone abbiano solo i paraocchi, oppure qualche serio problema psicologico che impedisce loro di afferrare la semplice realtà. O peggio, il lavaggio del cervello su quei famigerati “diritti cosmetici” di cui tanto si è parlato ha funzionato in modo così radicale da sostituire del tutto il concetto e la descrizione interiore dei diritti veri: cioè questi ultimi in realtà non esistono proprio più, sovrascritti dagli altri come in un vecchio hard disk.

E così ecco di nuovo affacciarsi alla ribalta le due Italie, quelle create a tavolino negli anni e definitivamente sancite negli ultimi mesi dalla più spettacolare operazione di PR mai apparsa su questi schermi. I soldatini del politicamente corretto e difensori della “scienza” accorrono puntuali a rivendicare i diritti prescritti dal manuale Cencelli, mentre mezzo Paese (vaccinato e non) viene schiacciato dal tacco totalitario di cui essi stessi sono strumento.

DEBORA BILLI

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