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Unione europea12 Aprile 2024

L’aborto diventa diritto fondamentale in Europa, Licheri e Coghe a confronto

Giulia BertottoDi Giulia Bertotto·10 contenuti pubblicati
Parlamento europeo
Giulia Bertotto analizza l'inserimento dell'aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell'Ue, evidenziando il dibattito ideologico in corso. Si discute anche delle reazioni contrastanti tra i politici italiani, con posizioni forti da parte di Jacopo Coghe e Sabrina Licheri.
Punti chiave
  • L'Eurocamera ha approvato l'inserimento dell'aborto nella Carta dei diritti fondamentali.
  • La risoluzione è stata approvata con 336 voti favorevoli e 163 contrari.
  • Jacopo Coghe critica la decisione, considerandola una deriva ideologica.
  • Sabrina Licheri sostiene che sia un passo importante per i diritti delle donne.
  • La regolamentazione dell'aborto rimane competenza degli Stati nazionali.
L'articolo

di Giulia Bertotto.

L’Eurocamera ha inserito l’aborto nella Carta dei diritti fondamentali dell’Ue. In qualsiasi modo la si pensi si tratta di un evento storico. Il via libera dalla Plenaria è arrivato l’11 aprile, data del voto nel Parlamento Europeo.

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La risoluzione è stata approvata con 336 voti favorevoli, 163 contrari e 39 astensioni. Il testo firmato dagli eurodeputati chiede che l’articolo 3 della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue sia modificato, affermando che “ognuno ha il diritto all’autonomia decisionale sul proprio corpo, all’accesso libero, informato, completo e universale alla salute sessuale e riproduttiva e a tutti i servizi sanitari correlati senza discriminazioni, compreso l’accesso all’aborto sicuro e legale”.

LA BATTAGLIA IDEOLOGICA SU UN PERNO ONTOLOGICO DELLA BIOETICA

Sappiamo che la battaglia ideologica sul tema sorge da un nodo ontologico fondamentale, cioè in che modo si identifica il feto; se lo si riconosce come individuo con un proprio principio vitale o se invece lo si ritiene una sorta di appendice del proprio corpo, una estensione esclusivamente fisica che può essere quindi rifiutata senza porsi problemi di tipo etico.

Abbiamo scelto di accostare due rappresentanti dalle idee nette e forti sul tema, così abbiamo messo a confronto una voce critica – quella di Jacopo Coghe – che biasima la scelta, e una che saluta con soddisfazione questa novità giuridica internazionale, quella dell’onorevole Sabrina Licheri del Movimento 5 Stelle. Abbiamo rivolto ad entrambi le stesse domande.

L’INTERVISTA A JACOPO COGHE- PRO VITA & FAMIGLIA

Jacopo Coghe, l’11 aprile Pro Vita & Famiglia si è recata a Bruxelles per seguire il processo di voto.

Jacopo Coghe Pro VitaCi siamo presentati fisicamente al Parlamento Europeo di Bruxelles per denunciare la deriva ideologica che sta prendendo l’Unione Europea su diversi temi bioetici. Troviamo aberrante che l’uccisione di un bambino, dell’essere più innocente e vulnerabile, sia addirittura nobilitata facendone un diritto. Ormai da anni e con sempre maggiore superficialità si educa la cittadinanza all’idea che uccidere la vita nel grembo materno sia un valore positivo. Quanto torneremo in Italia continueremo la nostra lotta di civiltà per affermare i veri diritti di coloro che ancora non possono esprimerli. Intanto qui stiamo facendo girare un camion a vela per la città belga con un cartellone che recita “Uccidere un bambino non è un diritto fondamentale”.

Cosa cambierà concretamente con questo inserimento? Secondo alcuni esperti di diritto la risoluzione non ha un’applicazione realistica poiché la salute non è competenza dell’Unione europea ma dei singoli Stati; La modifica della Carta dei diritti fondamentali Ue richiede il voto unanime ma tra i 27, ci sono diversi Paesi membri restii a inserire l’aborto nella Carta dei Diritti fondamentali Ue, come Malta, Polonia e Ungheria.

La regolamentazione dell’aborto è di esclusiva competenza degli stati nazionali quindi oggi l’Ue ha oltrepassato i limiti imposti dai trattati, abusando del proprio potere sovranazionale. Per quanto l’approvazione di questa risoluzione sia grave ha solo un valore politico e non è giuridicamente vincolante. A questo punto il nostro impegno prosegue per cercare di sensibilizzare l’opinione pubblica in vista delle prossime elezioni europee. La nostra associazione invita a votare quei partiti che non hanno sottoscritto questa mostruosità.

Tutto dipende da come viene concepito (!) il feto, se come semplice materiale biologico o come alterità vivente. Tra la concezione dell’aborto che vede il feto come “grumo di cellule” e quindi lo individua come diritto tout court, e la visione opposta, che lo vede come un delitto, non si potrebbe considerare una facoltà di scelta, sulla scorta di una tecnica medica, ma non priva di implicazioni emotive e morali molto profonde?

Credo che non ci possano essere comode mezze misure sulla questione. Se il feto è un essere umano, e ogni evidenza ci dimostra questo, strapparlo dal ventre a cui si aggrappa con tenacia, da cui respira e si nutre è un omicidio. Spesso noi di Pro Vita ci sentiamo dire che siamo intransigenti conservatori, ma è esattamente il contrario. Nel 2024 con tutti gli studi di neurologia, psicologia, biologia e di fisica, come si fa a sostenere ancora che un feto sia l’equivalente di un mucchietto di materia organica?

Come mai se il feto è solo un “grumo di cellule” c’è tutta questa tensione intorno al tema dell’inizio della vita?

Perché la coscienza profonda dell’uomo e della donna sa che non è così. Nell’interiorità profonda ed emotiva c’è ancora e ci sarà sempre la capacità di sentire il legame con le nostre origini naturali e spirituali.

——-

L’INTERVISTA ALL’ONOREVOLE SABRINA LICHERI M5S

Onorevole Licheri, cosa pensa di questo importante fatto storico-giuridico?

La risoluzione esorta i Paesi europei a depenalizzare completamente l’aborto e a combattere gli ostacoli a questa pratica è in linea con le linee guida dell’OMS. Nel nostro Paese la legge prevede che le donne possano liberamente richiedere di interrompere la gravidanza entro 90 giorni, ma stiamo purtroppo vivendo una fase regressiva troppo spesso questo diritto viene negato da medici obiettori di coscienza. Questa decisione deve segnare una svolta importante per l’Italia e per l’intera comunità europea.

Cosa cambierà concretamente con questo inserimento? Secondo alcuni esperti di diritto la risoluzione non ha un’applicazione realistica poiché la salute non è competenza dell’Unione europea ma dei singoli Stati; La modifica della Carta dei diritti fondamentali Ue richiede il voto unanime ma tra i 27, ci sono diversi Paesi membri restii a inserire l’aborto nella Carta dei Diritti fondamentali Ue, come Malta, Polonia e Ungheria.

Nonostante sia oggi formalmente garantito in tutti i paesi membri, il diritto a interrompere la gravidanza è ancora soggetto a numerose barriere in diversi paesi europei. In tale contesto, il fatto che l’Europarlamento abbia chiesto che il diritto all’aborto venga inserito nella Carta dei diritti fondamentali non è un mero atto formale, ma un importante misura di indirizzo per tutti gli Stati Membri. La libertà delle donne non può essere messa in discussione per una scelta politica.

Tutto dipende da come viene concepito (!) il feto, se come semplice materiale biologico o come alterità vivente. Tra la concezione dell’aborto che vede il feto come “grumo di cellule” e quindi lo individua come diritto tout court, e la visione opposta, che lo vede come un delitto, non si potrebbe considerare una facoltà di scelta, sulla scorta di una tecnica medica, ma non priva di implicazioni emotive e morali molto profonde?

Stiamo parlando di diritti già esistenti: negare l’aborto significa ledere i diritti sessuali e riproduttivi delle donne, che sono prima di tutto diritti umani. Oltre ad avere un effetto negativo sulla loro salute, sulla loro posizione sociale ed economica, ma anche sulla loro dignità, integrità, autonomia e abilità di prendere decisioni.

Come mai se il feto è solo un “grumo di cellule” c’è tutta questa tensione intorno al tema dell’inizio della vita?

Purtroppo, troppo spesso la politica cavalca e strumentalizza battaglie etiche per un proprio tornaconto elettorale, semplificandole e banalizzandole all’estremo. Ma in questo modo si danneggiano soltanto le persone, e in Italia lo sappiamo bene. A tutto questo va messo fine e trovo che quello di oggi sia un tassello fondamentale: la libertà delle donne di decidere per il proprio corpo va sempre garantita.

 

 

Giulia Bertotto
AUTORE
Giulia Bertotto
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