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Notizie1 Settembre 2021

Esercito europeo: primo passo verso un governo globale?

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
L'articolo analizza le dichiarazioni di Sergio Mattarella riguardo alla necessità di un esercito europeo. Si discute anche delle implicazioni geopolitiche e delle sfide legate alla creazione di una forza armata unitaria nell'Unione Europea.
Punti chiave
  • Sergio Mattarella sottolinea l'importanza di un esercito europeo.
  • Josep Borrella sostiene la necessità di una forza di primo intervento.
  • Il ritiro americano dall'Afghanistan ha riacceso il dibattito sull'esercito europeo.
  • Mancano istituzioni democratiche per guidare la politica estera dell'UE.
  • Critiche all'idea di un esercito europeo come passo verso forze armate globali.
L'articolo

“Sono fermamente convinto dell’importanza della Nato, pilastro fondamentale per l’Italia e l’Europa. Ma proprio il rapporto transatlantico chiede che la Ue abbia maggiore capacità di politica estera e di difesa”. Con queste parole pronunciate in occasione dell’80° anniversario del Manifesto di Ventotene, il Presidente  Sergio Mattarella ha unito la sua voce al coro di quanti, a seguito della debacle statunitense in Afghanistan, chiedono la costituzione di un esercito europeo.

Naturalmente l’esercito dell’UE non dovrebbe essere visto come un concorrente dela NATO e degli USA,  al contrario secondo  Mattarella “Questa prospettiva è importante anche per gli Usa perché in un mondo in cui i protagonisti internazionali sono sempre più grandi, il protagonista più vicino agli Usa credo debba avere una maggiore capacità operativa: è interesse della Ue ma anche degli Usa. Occorre quindi che l’Unione si doti di strumenti efficaci, reali e concreti di politica estera e di difesa“.

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A riprendere e rilanciare subito l’appello  del Presidente della Repubblica per la costituzione di una forza armata europea è l’Alto rappresentante per la politica estera e la sicurezza dell’UE, Josep Borrella, che in un’intervista al Corriere ha sostenuto la necessità di una “forza di primo intervento” . “Dovremmo essere in grado di muoverci anche da soli. Rafforzando le nostre capacità, rafforziamo la Nato”, ha affermato Borrella.

Il Presidente della Repubblica Italiana e l’Alto rappresentante dell’UE non sono i soli ad aver parlato della necessità per l’Unione Europea di dotarsi di una forza di difesa unitaria; in questi giorni lo shock del ritiro americano dall’Afghanistan, che ha messo fine alla guerra più lunga che gli USA abbiano combattuto, ha spinto molti leader politici e militari del Vecchio Continente, a riproporre il tema dell’esercito europeo.

Tutti i sostenitori dell’esercito europeo però sembrano ignorare la realtà dei fatti, e cioè che un esercito è il braccio armato di uno Stato sovrano, con una politica estera e con un interesse unico. L’UE è composta di molti Stati, ognuno dei quali fa una politica estera propria, non solo autonoma rispetto ai partner ma a volte persino in pieno contrasto, si pensi ad esempio all’attacco francese alla Libia, che è stata una sorta di guerra per procura agli interessi italiani. Da un punto di vista geopolitico e persino economico gli interessi dei Paesi membri dell’UE non coincidono e l’Unione non dispone di istituzioni democratiche, elette dai cittadini, che possano guidarne la politica estera. Chi dovrebbe decidere e dichiarare un’eventuale guerra? I burocrati della Commissione? Un parlamento privo di poteri?

Come se non bastasse oltre a una politica estera comune, degli interessi strategici identici e istituzioni democratiche rappresentative, l’UE manca anche di un altro elemento fondamentale, che è il presupposto di un esercito comune, ossia un comune senso di appartenenza. Come fa notare Dario Fabbri, giornalista e consigliere scientifico di Limes, non esiste un finlandese disposto a morire per uno spagnolo e viceversa. Il caso Grecia ha mostrato come molti cittadini dei Paesi “virtuosi” dell’UE considerino immorale persino contribuire finanziariamente alla salvezza di uno Stato membro . Immaginiamo cosa direbbero se gli si fosse chiesto di versare il sangue per difendere i greci dai turchi.

Ma allora perché si continua a parlare di forze armate europee? Io ritengo che chi lo fa, in genere esponenti di punta dell’ideologia globalista, pensi a un esercito europeo come ad un primo passo verso forze armate globali in un mondo che vorrebbero senza Stati nazionali, senza confini, senza istituzioni democratiche propriamente detti, ma governato da tecnocrazie transnazionali. In questa prospettiva la graduale eliminazione delle forze armate nazionali e la creazione di eserciti transnazionali assume tutt’altro significato.

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