L’obbligo vaccinale Covid vìola non solo la Costituzione ma anche la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Lo ha stabilito il giudice del Tribunale di Firenze, Susanna Zanda, confermando e ulteriormente motivando il reintegro di operatori sanitari. I sieri genici sperimentali non potevano essere inoculati obbligatoriamente, dietro la minaccia della limitazione di diritti fondamentali. Il giudice ha inviato gli atti alla Procura della Repubblica di Roma, affinché un pubblico ministero apra un'indagine.
Intanto uno studio canadese rivela che le miocarditi in giovani vaccinati sono aumentate di 150 volte rispetto ai dati attesi.
A "Dietro il sipario" intervengono: il giudice onorario Lina Manuali, l'avvocato Daniela Talarico, l'attivista Raffaele Varvara e il regista Paolo Cassina, autore di "Invisibili", il primo documentario sulle reazioni avverse da vaccini.

Recentemente, il giudice del Tribunale di Firenze, Susanna Zanda, ha emesso un'ordinanza che segna un punto di svolta significativo nel dibattito sull'obbligo vaccinale contro il Covid-19. Secondo la pronuncia, l'obbligo vaccinale non solo violerebbe la Costituzione italiana, ma anche la Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea. Questa decisione ha portato al reintegro di operatori sanitari precedentemente sospesi per non aver rispettato l'obbligo vaccinale, sottolineando che i vaccini, definiti "sieri genici sperimentali", non possono essere imposti sotto minaccia di limitazione dei diritti fondamentali.
Il giudice Zanda ha motivato la sua decisione richiamando principi di diritto internazionale e sovranazionale, evidenziando che la dignità umana e l'integrità fisica devono essere sempre rispettate. In particolare, l'articolo 32 della Costituzione italiana stabilisce che non si può sacrificare l'individuo per un presunto interesse collettivo, un principio che risuona profondamente nel contesto storico italiano, segnato da esperienze totalitarie. Zanda ha inoltre sottolineato che il consenso informato è fondamentale, specialmente in caso di trattamenti medici che comportano rischi significativi.
Questa ordinanza giunge in un momento delicato, poiché il dibattito sull'efficacia e sulla sicurezza dei vaccini è riacceso da recenti studi, tra cui uno canadese che ha riportato un aumento di 150 volte dei casi di miocardite tra i giovani vaccinati rispetto ai dati attesi. Talk dati pongono interrogativi sulla reale utilità dell'obbligo vaccinale, soprattutto considerando che la vaccinazione non sembra prevenire efficacemente il contagio. La pronuncia del giudice Zanda, quindi, non solo rimette in discussione le politiche vaccinali, ma invita anche a una riflessione più ampia sui diritti individuali e sulla responsabilità dello Stato nel garantire la salute pubblica.
Inoltre, il giudice ha inviato gli atti alla Procura della Repubblica di Roma per valutare eventuali indagini, un passo che evidenzia la gravità delle implicazioni legali e etiche legate all'obbligo vaccinale. La sentenza di Zanda potrebbe avere ripercussioni significative non solo in ambito sanitario, ma anche sul piano giuridico, aprendo la strada a una revisione delle normative vigenti e a un possibile ripensamento delle politiche sanitarie in un contesto post-pandemico.
Il dibattito sull'obbligo vaccinale, quindi, si arricchisce di nuove sfide e considerazioni. La pronuncia del giudice Zanda rappresenta un campanello d'allarme per le autorità e per la società civile, invitando a una riflessione profonda sui diritti umani e sulla libertà individuale in un'epoca di emergenza sanitaria. La questione non è solo legata alla salute pubblica, ma tocca i fondamenti stessi della democrazia e del rispetto della persona umana.
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