L'attivista e artista Dea segnala il clima difficilissimo che si respira adesso in Israele, dove la criminalizzazione di chi rifiuta il vaccino anticovid ha raggiunto livelli impensabili. "C'è chi pensa di discriminare i non vaccinati. Non avrei mai creduto che proprio in Israele potessimo vivere alcune situazioni che ricordano il passato più cupo" Potete sostenere la battaglia di Dea seguendo le istruzioni contenute qui https://www.indiegogo.com/projects/avvicinamento-sociale-soziale-annaherung#/

La situazione in Israele viene descritta come drammatica dall'attivista e artista Dea, che denuncia un clima di crescente repressione nei confronti di chi rifiuta il vaccino contro il COVID-19. Secondo Dea, la criminalizzazione dei non vaccinati ha raggiunto livelli inimmaginabili, con misure che ricordano periodi storici bui. Viene sottolineato come la società israeliana stia vivendo una forma di discriminazione, in cui i non vaccinati sono esclusi da vari aspetti della vita quotidiana.
Dea evidenzia che l'uso dell'esercito per promuovere la campagna vaccinale ha creato un'atmosfera di paura e coercizione. Le testimonianze di minacce di licenziamento per chi non si vaccina e l'implementazione di passaporti vaccinali per accedere a negozi e servizi pubblici contribuiscono a un clima di intolleranza e repressione. La situazione è ulteriormente aggravata dalla censura sui social media, dove le opinioni contrarie alla narrativa ufficiale vengono sistematicamente bloccate.
Un aspetto critico sollevato da Dea riguarda la trasparenza dei contratti stipulati dal governo israeliano con le case farmaceutiche, come Pfizer. Parte di questi contratti è segretata, il che solleva interrogativi sulla gestione e sull'uso dei dati raccolti durante le campagne vaccinali. Inoltre, Dea riporta dati ufficiali che suggeriscono un tasso di mortalità significativo tra i vaccinati, alimentando dubbi sull'efficacia e sulla sicurezza delle vaccinazioni di massa.
La reazione della popolazione è descritta come preoccupante, con una grande parte della società che sembra allineata con le misure governative, accettando passivamente la coercizione. Dea fa notare che la resistenza si sta manifestando principalmente all'interno di comunità ultraortodosse, ma la maggioranza della popolazione sembra ignorare i pericoli della discriminazione in atto. Questa situazione solleva interrogativi sulla capacità di un popolo che ha vissuto esperienze storiche di persecuzione di riconoscere e opporsi a forme di oppressione contemporanee.
In questo contesto, Dea lancia un appello alla libertà di scelta e alla necessità di resistere a una narrazione che impone un trattamento sanitario obbligatorio. La sua posizione si fa portavoce di una battaglia più ampia per i diritti individuali, stando attenta a non ridurre la questione a un semplice dibattito sulla vaccinazione, ma piuttosto a sottolineare l'importanza della libertà personale e della responsabilità individuale nella gestione della propria salute.
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