Gianluca Marletta, nei giorni successivi alla scomparsa di Raffaella Carrà, ripercorre le tappe che a partire dagli anni '60 hanno consentito a pochi oligarchi di costruire un mondo facilmente controllabile e manipolabile: "L'obiettivo dei padroni è oggi quello di tenere in pugno la mente delle persone, costringendole a pensare quello che le élite reputano più conveniente. In questo senso i "vip" sono perlopiù replicanti visibili delle parole selezionate da invisibili"

Gianluca Marletta, in un'analisi che si inserisce nel dibattito contemporaneo sulla cultura popolare e il suo impatto sulla società, propone una riflessione sul ruolo degli uomini di spettacolo e delle élite nel plasmare le menti dell'Occidente. Secondo Marletta, figure come Raffaella Carrà, recentemente scomparsa, hanno incarnato e veicolato cambiamenti significativi nei costumi e nelle mentalità, contribuendo a un processo di manipolazione culturale orchestrato da pochi oligarchi. La Carrà, in particolare, è vista come un simbolo di una trasformazione che ha attraversato il panorama sociale e culturale dagli anni '60 a oggi.
Marletta sostiene che l'obiettivo principale di queste élite sia quello di controllare la mente delle persone, indirizzandole verso pensieri e comportamenti che favoriscono il loro potere. In questo contesto, i "vip" diventano "replicanti" delle idee e delle parole selezionate da chi detiene il controllo. La figura della Carrà, che ha attraversato diverse fasi della cultura popolare, rappresenta un esempio emblematico di come il soft power possa influenzare e trasformare la società. Marletta evidenzia come il vero grande reset culturale sia avvenuto negli anni '60 e '70, periodo in cui si è assistito a un cambiamento radicale nella mentalità collettiva, più che a una vera e propria rivoluzione sociale.
Questa trasformazione, secondo Marletta, non è stata spontanea, ma orchestrata da poteri occulti che hanno utilizzato strumenti di propaganda e intrattenimento per veicolare messaggi specifici. La liberazione sessuale, l'uso delle droghe e la diffusione di modelli di comportamento individualisti sono visti come parte di una strategia più ampia per disintegrare i legami sociali e familiari, rendendo l'individuo più vulnerabile e controllabile. In questo senso, il potere delle élite si manifesta attraverso un controllo sottile, che non richiede l'uso della forza, ma si basa sulla persuasione e sulla manipolazione della cultura di massa.
Marletta conclude sottolineando come oggi la società occidentale sia caratterizzata da una crescente individualizzazione e da una perdita di valori condivisi, il che rende più facile per le élite mantenere il controllo. Le figure pubbliche, da Fedez a Chiara Ferragni, sono considerate epigoni di questo fenomeno, in quanto rappresentano un sistema che promuove ideologie e comportamenti in linea con gli interessi di chi detiene il potere. In questo scenario, il potere occulto si rivela più efficace in una società democratica, dove le masse sono indotte a seguire modelli culturali senza una reale consapevolezza della manipolazione in atto.
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