Peter Breggin, psichiatra fra i più famosi al mondo e autore del bestseller "Covid 19 and the global predators: we are the pray", punta il dito contro l'Organizzazione Mondiale della Sanità. "Pianificano strategie volte a esautorare la libertà e la democrazia delle singole nazioni"

Peter Breggin, psichiatra di fama mondiale e autore del bestseller "Covid 19 and the global predators: we are the prey", ha recentemente espresso forti preoccupazioni riguardo all'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), definendola un potenziale pericolo per le democrazie occidentali. Secondo Breggin, l'OMS starebbe pianificando strategie mirate a esautorare la libertà e la democrazia delle nazioni, un'affermazione che solleva interrogativi sulla direzione futura della governance globale in materia di salute.
Il medico ha sottolineato che le recenti dichiarazioni del direttore generale dell'OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, indicano un cambiamento radicale nelle priorità dell'organizzazione. Breggin ha citato un discorso del 24 gennaio 2022, in cui Tedros ha annunciato la necessità di una riorganizzazione radicale della salute mondiale, posizionando l'OMS come l'autorità centrale. Questa evoluzione, secondo Breggin, rappresenta una minaccia diretta alla sovranità nazionale, poiché potrebbe portare a trattati internazionali vincolanti che limiterebbero il potere degli stati nel gestire autonomamente le proprie politiche sanitarie.
Un aspetto centrale della critica di Breggin è l'alleanza tra l'OMS e le forze economiche globali, che, a suo avviso, stanno cercando di instaurare un sistema di governance che trascende le autorità nazionali. Egli ha descritto questo fenomeno come una forma di fascismo moderno, in cui le istituzioni governative sono subordinate agli interessi di grandi conglomerati e fondazioni. Questa situazione è particolarmente allarmante in un contesto in cui le democrazie occidentali si trovano ad affrontare sfide interne ed esterne, con la necessità di mantenere la propria autonomia e libertà.
Breggin ha anche messo in evidenza il caso dell'Italia, che, a suo avviso, si distingue per il suo approccio intransigente alle restrizioni sanitarie, rimanendo in gran parte immune ai cambiamenti che stanno avvenendo in altre nazioni. Egli attribuisce questa situazione a una sorta di "fascismo" che si è radicato nel paese, suggerendo che la storia italiana, segnata da eventi come il fascismo del XX secolo, possa influenzare la risposta attuale alle politiche sanitarie globali.
In conclusione, le affermazioni di Breggin pongono una riflessione critica sulla direzione dell'OMS e sul suo impatto sulle democrazie occidentali. La crescente interconnessione tra salute pubblica e governance globale suscita preoccupazioni riguardo alla protezione delle libertà civili e alla sovranità nazionale, temi di rilevanza fondamentale in un'epoca di incertezze e trasformazioni rapide.
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