La sezione lavoro della Corte di Appello di Lecce ha condannato il coordinamento provinciale del Pd per aver impiegato per oltre tre anni uno studente universitario come addetto stampa, a regime co.co.co e partita Iva per 1.200 euro lordi al mese, mentre di fatto era un dipendente del partito con un “rapporto di lavoro subordinato”.
I fatti si sono svolti dal 2010 al 2013 e l’allora studente si chiama Maurizio Pascali.
Il provvedimento del Tribunale riguarda anche l’attuale viceministro alle Infrastrutture, Teresa Bellanova, quest’ultima limitatamente al periodo compreso tra gennaio e inizio giugno del 2013.
La sentenza della Corte di Appello di Lecce, presieduta dal giudice Daniela Cavuoto, è del 22 giugno scorso, ma è stata deposita solo in questi giorni: il magistrato si è espresso sul ricorso proposto dallo studente, difeso dal legale Alessandro Stomeo, contro la sentenza di primo grado del 2019 con la quale le richieste dell’ex addetto stampa erano state rigettate.
“L’attività di Pascali era meramente esecutiva delle richieste degli esponenti del Pd, rispetto ai quali si poneva come interfaccia con gli organi di stampa locale”, si legge nella sentenza: “L’apporto di Pascali si connotava per continuità temporale e per coordinamento”.
L’attività di Pascali, insomma, era riconducibile a un “rapporto di lavoro subordinato” e non autonomo e occasionale.
Prosegue la sentenza: “Oltre a interessarsi della comunicazione del Pd provinciale, fu direttamente chiamato dall’onorevole Bellanova per integrare il suo personale staff in vista delle elezioni nazionali indette per quell’anno”. L’anno successivo, nel 2014, Bellanova fu nominata sottosegretario di Stato a Lavoro e Politiche sociali nel governo Renzi.
Ribaltando la sentenza di primo grado, adesso il Tribunale di Lecce ha dunque condannato il coordinamento locale del partito a pagare a Pascali oltre 50 mila euro, di cui 6.700 in solido con Bellanova.
“Le sentenze non si commentano, si rispettano. È quello che ho sempre pensato ed è esattamente quello che in questo caso ho già fatto”, ha dichiarato Bellanova: “Si è nei termini per proporre ricorso in Cassazione, come peraltro già preannunciato dal mio difensore”.
C’è da dire che la sentenza ha avuto risalto solo adesso anche perché è stata messa agli atti di un altro processo, in questo caso penale: quello per diffamazione che l’ex ministro Bellanova ha intentato contro Pascali e contro i tre giornalisti che hanno raccontato la vicenda: Mari Tota per il Fatto Quotidiano, Francesca Pizzolante per Il Tempo e Danilo Lupo per La7.
Il processo è in corso da otto anni. Per il fatto di aver seguito e raccontato della vertenza di Bellanova contro Pascali, i tre giornalisti all’inizio furono accusati addirittura di concorso, con lo stesso Pascali, in tentata estorsione: accuse poi ridotte a diffamazione di Bellanova.
ANTONIO ALBANESE

















