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Notizie6 Settembre 2022

Combustibili: la Russia ne vende meno ma incassa più di prima. Lo svela uno studio finlandese

Visione TVDi Visione TV·8822 contenuti pubblicati
Antonio Albanese analizza le entrate russe derivanti dalla vendita di combustibili, evidenziando che superano le spese militari in Ucraina. Si discute anche dell'impatto delle sanzioni e delle variazioni nelle importazioni da parte dell'Unione Europea e della Cina.
Punti chiave
  • Le entrate russe da combustibili superano le spese per la guerra in Ucraina.
  • L'Unione Europea è il principale acquirente di combustibili russi.
  • Le esportazioni russe sono diminuite del 25%, ma i ricavi sono aumentati del 30%.
  • La Russia ha aumentato le vendite di petrolio grazie a nuovi mercati.
  • È necessario accelerare l'uso di energia pulita e auto elettriche.
L'articolo

In Russia le entrate generate dalla vendita di combustibili sarebbero maggiori delle spese sostenute per l’operazione militare speciale in Ucraina. Lo sostiene un rapporto finlandese pubblicato lunedì 5 settembre dal Centre for Research on Energy and Clean Air (Crea). Si basa sul calcolo delle esportazioni di petrolio, gas e carbone nel periodo compreso tra il 24 febbraio e il 24 agosto 2022.

Durante questi sei mesi la Russia ha incassato grazie all’export una cifra pari a 158 miliardi di euro, a fronte di spese di guerra stimati in cento miliardi. L’Unione europea è stato il maggiore acquirente, con una spesa di 85 miliardi di euro –  di cui 43 miliardi di soli combustibili fossili -, seguita dalla Cina con 35 miliardi di euro. La Germania ha assorbito un volume di 19 miliardi di euro, diventando così il secondo acquirente di combustibili russi al mondo, subito dopo la Cina. Ironia della sorte, le importazioni tedesche sono diminuite del 17% in questo periodo, mentre le importazioni cinesi sono aumentate della stessa percentuale.

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Tra luglio e agosto i volumi delle esportazioni russe sono diminuiti del 25% su base annua, ma i ricavi sono aumentati del 30%. Tutto ciò è stato possibile ricorrendo all’aumento dei prezzi. Nonostante le sanzioni e il calo delle importazioni da parte dell’Ue, Mosca ha infatti compensato la riduzione del volume delle esportazioni aumentando i prezzi, in particolare sui mercati europei.

La principale analista di Crea, Lauri Myllyvirta, ha dichiarato a Le Monde: “Le vendite di gas russo (tramite gasdotto) sono diminuite complessivamente del 56%, mentre le vendite di carbone e gas naturale liquefatto sono diminuite rispettivamente del 29% e del 15%. L’unica eccezione è il greggio. In questo settore, la Russia è addirittura riuscita ad aumentare le vendite (+19%) attraverso nuovi punti vendita in India, Cina, Emirati Arabi Uniti ed Egitto”. Ha concluso Myllyvirta: “Pertanto è necessario ridurre il consumo di petrolio e gas accelerando l’uso di energia pulita e auto elettriche”.

 

ANTONIO ALBANESE

 

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