di Pierluigi Fagan.

Juan Carlos de Martin ha scritto un libricino di pronta beva, dal bel titolo stile Sesto Empirico che a me era un porsi teorico che piaceva molto.
Insegna ingegneria elettronica al Politecnico di Torino, non è un tecno-luddista punk.
Contro lo Smartphone. In pratica, corredando il testo di numero-pesi e misura del fenomeno recente di queste scatolette piatte che accarezziamo più del nostro partner, le apre e le seziona con la freddezza dell’ingegnere, pure torinese.
Scopriamo così tante cose note e molte ignote, tante cose che usiamo e tante altre che ci usano. Paradossale anche quanti ex-prodotti autonomi ha inglobato, una distruzione di lavoro per niente creatrice, una sussunzione pura.
In prospettiva, sarà il perno del capitalismo della sorveglianza à la Zuboff, perché più diffuso del pc o altri devices. Piano piano, le sue utilities formeranno obbligatoriamente il nostro modo di stare in società e di vivere. Impatti trasformativi sono attesi su corpo, mente, informazione e conoscenza, ambiente, interessi geopolitici e geoeconomici, modalità sociali. Già oggi molti dondolano come studenti coranici astratti dal reale, attratti della sua fenomenologia pop con finalità psicopolitiche .
Questo piccolo cavallo di Troia, ce lo compriamo sbavando. Non diffidiamo dei Greci anche quando portano doni e qui di dono c’è poco o niente.
Che fare? Il bilancio tra utilità e cautela è tutto a vantaggio delle prime, irreale lo sciopero tecnologico. C’è però la politica, le norme, le leggi, il controllo almeno di certi limiti, insomma la decisione democratica del come provare a gestirlo.
Non controlliamo più niente dite? Be’, vogliamo lasciare da solo l’ingegnere a fare l’oca del Campidoglio? Ci potrebbe costare caro.
“Stay foolish” o “in campana”?

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