di Pierluigi Fagan.

L’area di lettura critica del mondo che vedo esprimersi di recente sui fatti di Gaza e Palestina, ha una “scotomizzazione”, un punto cieco, considera raramente il terzo attore della situazione: il mondo delle monarchie del Golfo.

Lo fa perché a livello categoriale, sa inquadrare Israele ed ancor meglio gli Stati Uniti d’America, ne ha anzi forti sentimenti contrari, ma non sa come inquadrare questo terzo soggetto e non lo conosce, non ne conosce potenza ed intenzioni.

Apparentemente, un esercito di giovani uomini plurilingue, sofisticati nello stile di vita, tutti intonacati, con o senza barba, che sprigionano dollari dalle maniche, allevati nei college ed università americane ed inglesi, ma da esse autonomi. Gli agenti di un piano delle nuove generazioni che si sono rese improvvisamente conto che le riserve cadono, il clima verso le fossili rimane ben intonato a business ma sempre peggio in considerazione e prospezione futura, mentre vivono in una scatola di sabbia. A parte chi ha il più grande giacimento di gas naturale al mondo che è il Qatar, i petroliferi hanno -in molti casi- margini sempre più stretti.

La reazione a questa presa di coscienza che inverte il flusso storico della zona, da sempre ascensionale, è stata un preciso piano condiviso di posizionamento geostrategico mondiale: un hub.

Hub sono ad esempio l’aeroporto di Francoforte, lì dove in una rete c’è un punto più denso degli altri in termini di scambi e passaggi. L’hub arabo golfista è al centro delle relazioni tra Asia, Africa ed Europa. Emirati e Arabia Saudita sono entrambe entrate nei NewBRICS (con l’Egitto), portati dentro a forza dall’India ma certo con beneplacito ed altrettanta simpatia ed interesse dalla Cina (e Russia) e si tenga conto che la monarchia emiratina e quella saudita sono parenti e vanno considerate strategicamente un attore coordinato unico. Aggregando il Pil delle monarchie del Golfo, si ha il Pil della Russia.

Sono molto liquidi in termini di potenzialità di investimento e vogliono comprare cose che li facciano crescere per darsi un futuro. Abbiamo visto i mondiali in Qatar, li vorrebbero rifare i sauditi. L’Arabia Saudita è in uno sforzo auto-poietico di auto-modernizzazione ed internazionalizzazione che a livello di turismo, business, cultura, fa paura. Per non parlare dello sviluppo high tech, digitale, farmaceutico, elettronico, solare, biomasse, eolico, culture idroponiche, agricoltura dalla sabbia. Gli emiratini hanno sonde nell’atmosfera di Marte. Hanno il quinto aeroporto più trafficato al mondo, Emirates è quarta per tratte internazionali, tolta Singapore Airlines, hanno il monopolio della business/Prima del traffico aereo mondiale, se non in quantità, in qualità. Roba da 15.000 US$ a poltrona.

Geostrategicamente, l’area si offre all’interconnessione tra Asia, Africa ed Europa, sta in mezzo come una piazza naturale. I giovani rampanti del Golfo non hanno alternative, o rilanciano alla grande o periscono scomparendo nella sabbia e dalla storia.

Emirati con sauditi sono in Yemen da anni ed i primi con più ferocia dei secondi che militarmente sono un po’ tonti, del resto sono tutti straricchi, non ne trovi tanti che si divertono a volare con sotto il culo missili houti che fischiano. Il loro coinvolgimento nel terrorismo salafita e wahhabita, di lungo corso, è decisamente sofisticato strategicamente e spazia dall’islam asiatico a quello africano, anche del Sahel. Poco noto forse qui da noi ma il 90% dei morti ed attentati jihadisti è musulmano, non occidentale. Lo jihadismo è uno strumento di egemonia del Grande Islam di cui gli arabi sono solo una stretta minoranza. Hanno egemonia in certe zone dell’Africa tramite religione, madrase, investimenti, armi. Fanno grande business con asiatici in e di tutte le forme. Qatar, Emirati ed Arabia Saudita hanno per grande parte popolazione asiatica, loro sono meno del 10% del loro stesso Paese (Qatar, Emirati). Investono in Europa e ci comprano a pezzi nei loro shopping favolosi.

Le monarchie del Golfo odiano Hamas. Hamas è Fratellanza musulmana, organizzazione laico-religiosa sunnita di intento salafita, antimonarchica per definizione, tipo BR vs DC. Come puri arabi, non amano neanche i palestinesi in generale. Le loro opinioni pubbliche invece, le loro ma anche quelle “arabe” più a cerchio largo verso le quali hanno egemonia informativa (al Jazeera, al Arabya), palpitano per i destini dei fratelli palestinesi, martiri per una tradizione che ha forte la figura simbolica del martirio. Se davvero hanno intenzione di incastonarsi Israele per fare il piano di sbarco sulle coste mediterranee come pare, il loro desiderio di cacciare i gazesi ed Hamas è almeno pari a quello israeliano. Se scendente ai dettagli, non si prepara una alleanza ebraico-araba, si programma un sistema con interdipendenze e cointeressenze strutturali, quelle che legano per interesse duro, da cui non è facile sciogliersi.

I miei sospettosi riferimenti alla strana presenza jihadista nell’azione Hamas del 7 ottobre, guarda a loro non certo ad Israele.

Arabia Saudita è secondo acquirente d’armi al mondo e Qatar terzo, Israele è decimo produttore-esportatore, a livelli molto high tech che ai ragazzoni arabi piace molto. Del resto, tutti quei jihadisti che sciamano su nuovi pick up Toyota in giro per il mondo, costano in armi parecchio.

Abbiamo detto che l’area va considerata un unico sistema con l’Arabia Saudita guardiana di Mecca e Medina come Sole centrale, Kuwait, Bahrein (monarchia parente di quella al Saud), sette Emirati come lune, Qatar pianeta staccato ed Oman ancora più eccentrico. Ma il sistema è binario perché si porta appresso l’Egitto. Certo, strano che l’irrilevante peso demografico arabo golfista riesca ad esercitare tale gravità sulla massa egiziana, eppure per varie ragioni è così. Tale aggregato ormai da tempo in via di fusione interna, punta a relazioni equilibrate e pacifiche con la Turchia, sebbene lì intervengano altre complesse ruggini storiche (che inquietano più Erdogan che gli arabi).

Soprattutto, tale costellazione, è per certi versi obbligata a trovare un equilibrio con l’Iran. Da parecchio tempo, Arabia Saudita ed Iran hanno ripreso a parlarsi, ma forse non solo a parlarsi. Impossibile portare avanti il progetto neo-ultramoderno golfista con attrito intorno. Per questo nelle ultime riunioni BRICS, se l’India li ha spinti dentro, la Cina ha imposto l’Iran. Così, forse più Arabia Saudita che Emirati, hanno fatto anche scendere la tensione in Yemen con gli Houti. Per altro, Russia, India, Cina, hanno tutte interesse positivo a questa pacificazione per quanto sarà a lungo sospettosa, arabi e persiani è una storia ben più complicata che arabi ed ebrei.

Segnalo che Qatar, ultrasunnita e sponsor primo di Hamas e della causa palestinese, è amico di fatto dell’Iran sciita, ad esso legato oltreché dalla geografia persica, dal condominio di possesso e sfruttamento dell’enorme giacimento gasifero del Persico, il più grande del mondo.

Di fatto, eccovi un POLO nella famosa nuova logica del mondo multipolare. Mi occupai di mondo multipolare editando un libro ormai sette anni fa, forse ne dovrei scrivere un altro visto che molti sembrano non capire questa nuova logica. Mi andasse… Comunque, più di ogni altro, questo nuovo polo punta all’indipendenza strategica anche tramite “bilanciamento”, poggiarsi un po’ qui (BRICS) ed un po’ là (USA-EU ma non NATO), amici di tutti, affari con tutti.

Saudi Vision 2030 è la bibbia strategica del progetto, conversione dal fossile ai servizi, conoscenza, turismo e soprattutto hi-hi-tech. Parchi tematici, ricca neo-archeologia, smart city, solare. Siamo i loro secondi fornitori europei, ci amano. La nostra moda impera e spopola. A Doha siamo di casa, ma non meno ad Abu Dhabi e Dubai, milanesi a pacchi, ristoranti, speculazione immobiliare. Di fatto, gli Emirati sono un paradiso fiscale ufficialmente in black list, ma basta non guardarla ed i soldi viaggiano lo stesso. I soldi da lì ad Israele, andata e ritorno, viaggiano spediti da almeno tre anni.

Lo so, avete una vocina dentro che vi dice: “si vabbe’ ma popolo-élite”? “dov’è la lotta di classe”? socialismo? Democrazia liberale? Diritti civili? Dollaro? Ancora con la “religione”? E le donne? Ma son tutti ultracapitalisti patriarcali? (mah, pare che alcuni siano anche cripto-gay, coraggio). Sbagliate a sovraimporre categorie del nostro mondo e concezione del mondo ad altro mondo di sua propria concezione e per altro lunghissima e gloriosa storia: l’islam arabo inventato da Muhammad nel VII secolo dC.

Muhammad fece di tribù mercantili periferiche un popolo con la parola di Dio, l’ultima da esso pronunciata dettando mentalmente al Profeta quello che poi diventerà il Corano. Gli ebrei sembravano non aver capito bene, i cristiani peggio mi sento con quel pasticcio del Cristo mezzo profeta (si) e mezzo divino (no), doveva dire le cose ultime una volta per tutte a scanso di interpretazioni, dal 1100 è vietato interpretare i Corano. Non un profeta che dice di aver parlato con Dio, il suo diretto megafono. Per questo il Corano non va tradotto ed è un libro divino, non sacro, è la parola di Dio espressa in arabo e non va tradotta, che traduci Dio? Da cui la nota suscettibilità quando glielo tocchi, non è come la Torah o la Bibbia. Gente che in pochi anni tracima dal deserto e costruisce un impero che va dal Marocco (Spagna, Balcani) all’Indonesia. A volte con la spada, a volte solo con la parola dei mercanti e come mercanti non sono affatto secondi agli ebrei con cui hanno addirittura in comune una genetica religiosa molto forte, nonché secoli di convivenza senza problemi. Se abbiamo ricevuto in eredità Aristotele ed anche buona parte di Platone è merito loro, non memo per neoplatonismo e tradizione ermetica-caldea. Così per l’algebra, i numeri, la cosmologia, molta medicina e molto altro, tra cui gli scambi di civiltà con l’Asia e la Cina antica (seta, carta polvere da sparo etc.).

Quanto al successo della loro sola “parola” per le conversioni, tenete conto che dentro, il Corano ha due parti. Quella c.d. meccana è puro monoteismo teologico, ecumenico, salvifico, terapeutico. Sharia e guerre sante stanno nella parte medinese. La parola convertente è quella della prima parte, poi però una volta che ci sei cascato dentro, arriva il regolamento del club dei sottomessi a Dio.

Ora, quanto detto sul Patto di Abramo (Trump) e Via del Cotone (Biden), che a molti è suonato un po’ troppo ambizioso e poco credibile, va riletto alla luce di questi fatti. Quella strategia non è né americana, né cinese, né ebraica, è araba. Gli americani la sfruttano per dire ai cinesi “… e poi quando arrivate lì con la vostra Via della Seta, sappiate che la stazione terminale è anche amica nostra” e ce la danno a noi europei come partner commerciale, industriale, energetico per compensarci dei divieti coi russi e poi quelli intermittenti coi cinesi. Cinesi che potrebbero anche pragmaticamente prender atto che per arrivare all’Europa meridionale, dovranno passare la loro intermediazione (com’è sempre storicamente dato) e che più si allontanano dall’Asia, più debbono fare compromessi di convivenza.

Si diceva del concetto di strategia nell’intervista col Gabellini. Capisco che apprendere che c’è gente che fa quei piani suoni strano a molti di noi che non programmano neanche il week end. Viene da augurargli di andarsene in malora con tutta la loro presunzione prometeica. Tuttavia, sarà antipatico farlo notare, se il mondo è fatto da élite compatte ed organizzate che soverchiano singoli comuni mortali, è perché i primi conoscono e fanno piani sul mondo per cercare di manipolarlo a loro favore e noi no, noi siamo il mondo che manipolano.

Eccoci chiarito perché i gazesi debbono andarsene dalla Palestina e con loro Hamas. Perché non puoi fare cantieri e lavori con il disturbo di Hamas. Crollerebbero le azioni delle imprese coinvolte, i progetti non sarebbero co-finanziati da WB-IMF, tutto finirebbe come al solito da quelle parti nel solito bordello tribale di tutti contro tutti. Per questo Israele impedisce che UNRWA porti aiuti a gruppi di disgraziati che si sono rifugiati tra le macerie del nord di Gaza e sono innocui. Perché se ne debbono andare via, andare da alta parte, disperdersi.

Lo so è un mondo nuovo che spesso fatichiamo a conoscere, comprendere ed ancorpiù a giudicare. Ma è il mondo, quello reale e concreto, non quello che avete in testa. Urge che sostituiate quello che avete in testa con quello reale e ci facciate i conti perché una cosa quella gente sa fare bene: contare. Fino ad oggi i soldi, da oggi in poi come peso geopolitico e geostrategico del nostro nuovo Grande Mondo Complesso.

Perdonatemi la solita punta polemica. Potrebbe qualcuno evitare di venire a spiegarmi che le mie analisi sono da ultimo poco complesse? Non sono il guru della complessità, non esiste né può esistere un personaggio del genere, è contro la natura del concetto stesso. In più, tra me ed un guru passa la simpatia che c’è tra un interista ed uno juventino. Tuttavia, la studio a vari livelli da venti anni. Sempre pronto ad imparare, ma assicurateci di aver qualcosa da insegnare prima di imbracciare la matitina rossa e blu.

Con ciò, spero di aver finito il trittico descrittivo ed analitico sulla questione Israele-Palestina. Grazie per la vostra attenzione e anche per le interazioni avute in questi giorni. State dimostrando che i cervelli non sono tutti morti, c’è vita nella mente social e finché c’è vita, c’è speranza ed Ernst Bloch sorride dai cieli benevolo verso la nostra umanità ostinata.

Continuiamo a sperare in un mondo migliore ma, come dire, damose anche un po’ da fa’, la manna non cade dal Cielo, manco lì.

Fonte: https://www.facebook.com/pierluigi.fagan/posts/pfbid02UGatELA2EG7XvyT3bBHNWcWWFX3sGEdcc8uSxRSQS8qBbwAgyuWvMoE9jFAN7FSNl.

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