di Pino Cabras.
Come era prevedibile, il coro di guerra che segna la musica dell’Occidente canta unanime che «ha shtato Puutin», con una totale sicumera.
Di questo coro potrei elencare tante personalità, ma oggi ne cito solo una, il cancelliere tedesco Olaf Scholz.
Appena 55 minuti dopo che le agenzie avevano battuto la notizia del decesso di Aleksej Naval’nyj, Scholz ha dichiarato: «Ha ora pagato con la sua vita per questo coraggio. Questa terribile notizia dimostra ancora una volta come la Russia sia cambiata e che tipo di regime sia al potere a Mosca.» In appena 55 minuti, la sentenza era servita. L’ennesima spinta alla guerra.
Quando dettava queste due righe, il sig. Scholz aveva invece già fatto trascorrere ben 732.435 minuti dall’attentato che in data 26 settembre 2022 aveva messo fuori uso i gasdotti Nord Stream 1 e 2 (costati alla Germania miliardi di investimenti e l’avvio di un drammatico processo di deindustrializzazione) e non aveva ancora nemmeno ipotizzato un indiziato, nonostante tante inchieste giornalistiche suggerissero qualcosa  puntando il dito sui suoi presunti “alleati”.
In altre parole: l’uomo incapace di avviare nel corso di un anno e mezzo uno straccio di indagine su un evento che ha menomato la sua nazione, dopo neanche un’ora sapeva invece tutto sul caso Naval’nyj.
Si tratta dello stesso Scholz che nonostante Stella Assange abbia chiesto incontri a ministri tedeschi per ottenere un impegno per la liberazione del marito le ha sempre fatto trovare le porte sbarrate.
Crediamo che questa sia l’Europa da sconfiggere, in modo da far tornare un minimo di buon senso nelle relazioni che reggono il mondo. Se vogliamo la pace, prepariamo la pace.

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