Non vi dimenticheremo mai, dice il filosofo russo. Si commuove, Alexandr Dugin, pensando agli italiani. E in particolare al suo grande amico Giulietto Chiesa. È un uomo provato, Dugin, da quando gli hanno ucciso la figlia: il corpo disintegrato dall’esplosivo. C’è qualcosa di oscuro, in quella ferocia. Racconta la follia nella quale siamo stati precipitati. Tenebrosi riti sacrificali?

Come spiegare, ad esempio, il pazzesco omicidio del generale iraniano Qasem Soleimani? Assassinato con un drone mentre era in visita diplomatica a Baghdad, dopo aver contribuito a debellare l’Isis in Siria. Un’esecuzione barbara, inattesa e insensata. Quel lavacro di sangue – offerto al mondo proprio all’alba del fatidico 2020 – sembrava il biglietto da visita dell’orrore in arrivo: il panico mediatico e l’immane strage psico-sanitaria.

DUGIN: SAREMO SEMPRE VOSTRI AMICI

Due anni dopo, ecco il martirio – altrettanto simbolico – di Darja Dugina. Oggi, il padre non smette di ragionare da par suo. E ribadisce: i russi saranno sempre attratti dall’Europa occidentale. Un fatto naturale, storico. Che ha a che fare anche con la cultura, con l’arte, con la religione. E allora, ecco il nemico in azione: vuole spezzare per sempre il legame tra Europa e Russia, reciprocamente funzionale sul piano economico. Un divorzio abnorme, doloroso e grottesco. Eppure, sembra l’unico scopo dell’atroce imbroglio organizzato in Ucraina.

Il risultato è vistoso: l’Europa ha smesso di esistere, anche tecnicamente. Certe pagine dell’altro ieri sembrano già antiche di millenni. Era il 1956 quando, per l’ultima volta, il colonialismo anglo-francese sfoderò le zanne: sbarcò in Egitto, intenzionato a domare il ribelle Nasser. La task force approdata a Port Said dovette però fare dietrofront, sotto la minaccia di un bombardamento atomico: molto eloquente, l’ultimatum rivolto dall’Urss tramite il maresciallo Bulganin, che gli Usa non osarono contrastare.

L’OCCIDENTE STRAGISTA E ZOOTECNICO

Poi sarebbero arrivati il Vietnam, l’omicidio Kennedy, il golpe in Cile. La fine dell’altro Kennedy, Bob, e di Martin Luther King. Sembra di assistere all’azione di un potere mostruoso, intenzionato a farci tornare all’età della pietra. Un potere che uccide: Mattei e Moro, Olof Palme, Sankara, Rabin. Un potere che esercita un dominio tendenzialmente assoluto, dietro le sue maschere rassicuranti: il sistema liberale con le sue garanzie, la libertà di espressione, la democrazia elettorale.

È un potere ostile, cinicamente zootecnico, che ora sembra voler sottomettere in modo definitivo l’essere umano. Lo compra, lo corrompe. Dove non riesce, lo rovina. Lo ricatta, lo impoverisce, lo spaventa, lo avvelena. Lo elimina fisicamente. Gli scatena contro la guerra. E un giorno gli toglie anche la libertà, lo rinchiude in casa. Gli mina la salute, ne mette a repentaglio l’incolumità. Poi si fa beffe persino delle elezioni, truccandole. E alza il volume delle frottole, soffoca la libertà di parola, riesuma forme totalitarie di censura.

RUSSIA E CINA, ACCORDI EPOCALI

Così, un bel giorno, gli altri si alzano dal tavolo e se ne vanno. Ormai ci guardano da lontano, russi e cinesi: sgomenta, la portata economica degli accordi appena stipulati da Putin e Xi Jinping. Potenzialmente, quei due hanno con sé il resto del mondo, sette miliardi di individui. Sembra scaduto, il tempo della vecchia America: si va verso acque minacciose e inesplorate? E poi: l’impero declinante diverrà ancora più pericoloso, pronto a sferrare micidiali colpi di coda?

È desolante, l’impotenza del cittadino occidentale: ormai costretto a passare da un’emergenza all’altra, subendo un’inondazione di menzogne. Rasenta il delirio, poi, il tentativo di criminalizzare i russi come popolo. Se arrivi a bandire Dostoevskij, vuol dire che sei davvero finito. Di fronte a questo, quella di Dugin sembra la voce di un gigante: vi resteremo vicini, dice, perché siete parte di noi. Apparteniamo alla stessa storia, profondamente europea: le cui radici – ricorda il filosofo – affondano nella democrazia ateniese.

LA GUERRA CONTRO DI NOI

Così parla Dugin, dipinto come una specie di Rasputin alla corte di Putin, a sua volta hitlerizzato spudoratamente. Ora, solo un pazzo – un cieco – potrebbe non cogliere il senso di quanto sta avvenendo, sopra le nostre teste: qualcuno sta cercando di dividere l’umanità nel modo più brutale. Che bisogno avremmo, noi, di coltivare la malapianta dell’inimicizia? Non sarebbe meglio andare d’accordo? Non avremmo, tutti, da guadagnarci?

Certo, sembrano pensieri disperatamente ingenui: puerili. Forse perché quella che ci viene imposta è una specie di favola nera, dove tutto è capovolto. Il vero e il falso, il bene e il male. E senza mai una spiegazione sensata. Per esempio: chi ha scommesso contro di noi? Chi ha stabilito che si debba soffrire in modo tanto crudele e gratuito? Chi ha regolarmente oscurato l’orizzonte, da decenni, obbligando l’occidentale medio a vivere nell’incertezza, e ora addirittura nell’angoscia?

PLUTONE IN ACQUARIO: RIVOLUZIONE 2024

Tornano in mente le pagine de “L’altra Europa”, il libro di Paolo Rumor sul memoriale di suo padre, già plenipotenziario vaticano. Affiora l’ombra di una struttura-fantasma che tutto prevede e ordisce, al di sopra di qualsiasi accettabile storiografia. Siamo ostaggi di un’entità finora rimasta nel buio? Una Spectre invisibile e innominabile? Un network segreto che magari è in concorrenza con altri, che anziché Washington e Bruxelles utilizzano per i loro scopi Pechino, Mosca, Delhi e Teheran?

Si dice che l’oscurità finisca sempre per partorire la luce, prima o poi. Sì, ma quando? E a che prezzo? Domande impegnative. Anche per questo, probabilmente, sono in tanti oggi a scrutare con ansia il cielo astrologico: attendono l’ingresso di Plutone in Acquario. Felice congiunzione, che avrebbe propiziato i maggiori rivolgimenti della storia europea dell’ultimo millennio. Prima il Rinascimento, poi le rivoluzioni del Settecento da cui nacque la modernità che ci ha portato sin qui. Favole per sognatori?

Restando coi piedi per terra, non si può comunque ignorare un dettaglio: è risaputo, tutti i grandi decisori pare siano sempre attentissimi all’astrologia, che ne orienterebbe con precisione i programmi. Dopo una breve anticipazione nelle prossime settimane, il vero appuntamento con le nozze tra Plutone e Acquario sarebbe per il 2024. La tesi: finalmente si libereranno forze dormienti, capaci di determinare scossoni tali da consentire all’umanità di raggiungere obiettivi oggi impensabili.

RINASCERE, DOPO IL GRANDE BUIO

Sia come sia, è esattamente di questo che si avverte il bisogno: serve una rigenerazione universale, per rottamare la spazzatura nella quale il potere occidentale ci costringe a sopravvivere, di male in peggio. Se non altro, dopo trent’anni di letargo, milioni di persone si stanno come risvegliando alla realtà. Sensazione nettissima: ci sta toccando di vivere in un’epoca straordinaria e terribile. E dunque, nel caso, che cosa potrebbe significare la storia stellare di Plutone? C’è forse qualcuno che “sa” (ovvero, pensa) che tra un anno il suo potere rischia di essere cancellato dalla storia?

Se così fosse, potrebbe anche provare a far saltare in aria il mondo, prima che sia troppo tardi. Ipotesi forse non del tutto incoerente, vista l’assurda accelerazione degli eventi planetari. Spiegabile in molti modi, ma non completamente. Economia, finanza, geopolitica. Materie solide, certo, con il loro enorme peso. Però c’è anche questo dubbio, che l’ultima stagione ci ha lasciato in eredità: l’impressione, molto sgradevole, che le ragioni supreme (della pace e della guerra, della crisi e della prosperità) siano in parte inconfessabili. E restino spesso al di fuori del nostro limitato campo visivo. Ne percepiamo quasi solo il riflesso. Le conseguenze, invece, le paghiamo per intero: sempre.

GIORGIO CATTANEO

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