Gli Stati Uniti – la più grande potenza planetaria – hanno un problema grave. Non sono riusciti a capire cosa fossero e da dove venissero gli stormi di droni che, come sciami di moscerini, volavano attorno ad unità della loro Marina Militare durante un’esercitazione al largo della California.

Gli episodi risalgono al 2019, ma negli ultimi giorni The Drive, una testata specializzata in tecnologia bellica e non,  ha ottenuto nuove informazioni che li rendono impressionanti. Molto più impressionanti dei precedenti brevi video diffusi dalla Marina statunitense che mostrano oggetti volanti non identificati. In un caso e nell’altro, si tratta di UFO (Unidentified Flying Objects),  la cui esistenza risulta così ufficializzata. Resta il mistero sulla loro natura.

I sorvoli dei velivoli non identificati sulle navi statunitensi sono durati per settimane, rivelano le informazioni più recenti ottenute da The Drive.  Si è trattato di una sorta di molestia ripetuta e ricorrente. I militari hanno spianato armi potenti, ma senza sparare.

Magari – ma è una supposizione – temevano una reazione oppure si domandavano cosa sarebbe venuto fuori da quei velivoli, se li avessero colpiti.

Ma i velivoli misteriosi che sciamavano attorno alle navi militari possono essere il segno di un problema grave che riguarda l’intero genere umano: non gli Stati Uniti. Se si trattava di alieni, il contatto con una civiltà extraterrestre apre scenari inimmaginabili e psicologicamente destabilizzanti.

Infatti la NASA ha arruolato teologi cristiani, mussulmani ed ebraici per capire come persone di fedi religiose diverse reagirebbero all’incontro. Ha anche invitato i teologi ad esplorare dai rispettivi punti di vista le implicazioni dell’eventuale esistenza di alieni. La notizia è sul Time, riservata agli abbonati a parte le prime righe. Si possono comunque leggere le riprese in inglese e in italiano. Riguarda fatti avvenuti fra il 2015 e il 2018, ma è trapelata solo ora.

Si ignorano le conclusioni cui sono giunti i teologi a proposito degli effetti che il contatto con una civiltà extraterrestre avrebbe su di noi. Non sarebbe la prima rivoluzione nella storia del pensiero occidentale. Ma sarebbe con ogni probabilità ben più radicale di tutte quelle già avvenute.

L’unico precedente che si può considerare in qualche modo indicativo risale alla scoperta dell’America. Consiste nel contatto fra gli spagnoli di Cristoforo Colombo e gli indigeni Taino che abitavano l’isola oggi chiamata San Salvador. Si trattava di due civiltà che ignoravano l’una l’esistenza dell’altra nel modo più assoluto e che non potevano nemmeno immaginare un qualcosa di così radicalmente diverso da se stesse.

Fu un contatto tragico.  Portò nel giro trent’anni alla completa sparizione dei Taino, che erano i più deboli dal punto di vista tecnologico. Non possedevano fra l’altro corazze, armi da fuoco e polvere da sparo.

Il principale problema dei Taino fu però il lavoro: un concetto per loro completamente alieno. Gli spagnoli pensavano che fosse doveroso far lavorare i Taino per civilizzarli e salvare le loro anime. Tuttavia la fatica continua e costante, il merito, l’accumulazione, la ricchezza propria o altrui che sono il fondamento della civiltà occidentale non entravano nella visione del mondo dei Taino.

Costretti a lavorare, i Taino morivano: forse per la fatica, forse anche per la destabilizzazione psicologica conseguente all’obbligo di vivere in un sistema di valori che non capivano e all’interno del quale non avevano punto di riferimento.

All’arrivo di Cristoforo Colombi, i Taino erano – si calcola – circa 200.000. Si ridussero a 50.000 nel giro di 25 anni. Dopo altri cinque anni non ne restava più nessuno. Oggi le loro tracce genetiche si ritrovano a fatica fra le popolazioni delle isole caraibiche.

Ecco. Questo fu il risultato dell’unico incontro noto fra due civiltà umane che erano l’una per l’altra completamente aliene. Può essere utile per fare supposizioni senza ricorrere ai teologi arruolati dalla NASA.

Se erano velivoli alieni i droni che hanno molestato le navi statunitensi e che la maggior potenza del mondo non è riuscita ad identificare, è chiaro che la nostra civiltà è la più debole. Stavolta, potremmo essere noi i Taino.

GIULIA BURGAZZI

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