“2000 mules”: il nuovo, esplosivo documentario sui brogli alle elezioni americane 2020

Le parole pronunciate da Joe Biden, poco prima delle elezioni presidenziali del 2020 in uno dei suoi discorsi alla nazione sono davvero difficili da dimenticare:

“(…)Penso che abbiamo messo insieme la più grande e capillare organizzazione per la frode elettorale in tutta la storia della politica americana(…)”.

Era già l’Alzheimer oppure stava semplicemente dicendo la verità?

Molti negli ultimi due anni hanno prodotto documenti video, richieso audit ai senati dei singoli stati (come dimenticare il caso di Maricopa), fatto richieste di revisione e riconteggio nelle contee, senza tuttavia ottenere assolutamente nulla, se non aumentare la convinzione e la consapevolezza di coloro che hanno questionato fin da subito il processo elettorale ed hanno constatato falle di ogni tipo, dall’assenza della richiesta di un documento all’atto del voto, alle liste elettorali mai aggiornate, all’uso massiccio dei voti per posta.

Questa volta ci riprova Dinesh D’Souza, il noto commentatore politico ed opinionista indo-americano, autore di numerosi libri di successo come ad esempio il best seller del 2018 “Morte di una nazione“, e molti altri. D’Souza produce quindi un documentario dal titolo “2000 mules” che realizza in collaborazione con TrueTheVote.Org, un’associazione apolitica fondata nel 2010 la cui finalità è quella di aumentare la consapevolezza nel cittadino sul fatto che è suo diritto e dovere proteggere l’integrità del processo elettorale nonchè ha il diritto di avere un risultato che corrisponda a quanto votato dai cittadini.

Il film parte da un paio di fatti su cui più o meno tutti si sono sempre trovati d’accordo, ovvero le anomalie della notte elettorale, e lo stop della conta dei voti in alcuni stati, meccanismo che a parte essere strano e non trasparente é in palese contrasto con la legge.

D’Souza e TrueTheVote tuttavia concentrano le loro attenzioni su quelli che vengono definiti The Mules, ovvero coloro che nelle notti precedenti hanno raccolto i voti, pacchi di voti, e li hanno distribuiti nei punti di raccolta a giro per le contee. L’associazione ha per l’occasione messo insieme i più grandi esperti in Election Intelligence degli ultimi 40 anni e li ha fatti lavorare sull’enorme mole di dati da loro raccolta in questi due anni.

La fondatrice dell’associazione, Catherine Engelbrecht, infatti dichiara a tal proposito:

“(…)Nessuno ha così tanti dati sulla questione elettorale del 2020 al mondo e valeva davvero a questo punto fare un’investigazione seria con dei professionisti che sapessero mettere insieme i dati e cavarci fuori più di un semplice sospetto(…)“.

Inoltre la stessa dichiara:

“(…)Quando ci siamo resi conto che le cose erano sospette, non ci siamo concentrati sulla parte informatica in senso stretto, ovvero quella secondo cui il governo avrebbe utilizzato partners esteri per la modifica del risultato elettorale, bensì abbiamo concentrato le nostre attenzioni su quello che potevamo personalmente verificare. E vi assicuro che in questa elezione, nessuno ha inventato nulla, lo schema di frode é lo stesso utilizzato nel mondo da decenni. Per questo é stato per noi facile ricomporre i pezzi del puzzle(…)”.

L’idea che il team ha avuto é stata quella di analizzare il segnale GPS dei vari telefoni nei pressi delle cassette postali dedicate alle schede elettorali nei giorni precedenti al giorno delle elezioni fino al giorno dopo e di utilizzare criteri di esclusione e di inclusione nella lista. La procedura si può riassumere come segue:

  • concentrarsi sugli stati (swing states) che hanno deciso la sorte elettorale
  • eliminare dall’indagine chi si era recato ad esempio una sola volta alla cassetta postale e lasciare invece chi vi si era recato più volte, o chi addirittura si era recato a più cassette in più contee.
  • scremare ulteriormente lasciando solo coloro che oltre ad aver seguito il percorso sopra indicato avevano anche aggiunto alle loro tappe un pit stop presso una organizzazione no profit. 
  • Una volta fatto questo, il team ha incrociato i dati rimasti con le videoregistrazioni delle telecamere nelle vicinanze (ove disponibili) ed hanno così ottenuto il numero di 2000 mules (2000 trafficanti di voti).

TrueTheVote sottolinea:

“(…)Questo metodo per rintracciare le persone e combinare i dati é utilizzato da tutte le agenzie di intelligence quindi se avessero voluto davvero investigare avrebbero potuto tranquillamente farlo senza scomodare i satelliti ed i paesi stranieri(…)”.

E’ proprio così che dalla ricerca attenta e meticolosa di TrueTheVote si sono tirati fuori i 2000 galoppini che prendevano le schede postali dalle organizzazioni no profit, le trafficavano, a volte persino le compilavano e le distribuivano nelle cassette postali per il voto nella nazione. E le immagini mostrate nel film confermano che i dati telefonici combaciano con quanto si trova su disco registrato. A questo punto D’Souza chiede:

“(…)E chi pagava questi galoppini?”, “Beh, si parte dal  presupposto che non puoi mettere in piedi una truffa del genere con due spiccioli, hai sempre bisogno di flussi di denaro cospicui che alimentino tutti i livelli della faccenda. Noi qui abbiamo analizzato solo quella dei galoppini. Pensa a livello più alto. Comunque, la risposta é semplice, le organizzazioni no profit, le quali a loro volta sono finanziate dai vari Soros di turno, e affatto ultima Facebook. I mules avevano accordi per prendere i soldi solo dopo che avevano completato il loro giro alle cassette postali(…).”

Il giornalista quindi domanda come faccia a saperlo, come ne sia sicuro. E l’analista risponde:

“(…)Beh abbiamo rintracciato diversi di loro che lo hanno esplicitamente confermato e ci hanno anche detto che il motivo per cui nei filmati si vedono diversi ragazzi che si sporgono per riprendere le schede. Non sarebbero stati pagati a meno che non si fossero fotografati davanti alla cassetta nell’atto di imbucare i voti. E a volte nella fretta capitava che qualcuno di loro se lo dimenticasse(…)”.

Ci si potrebbe in ultima analisi chiedere se i voti trafficati e illegittimamente inviati, o comunque sospetti siano stati in numero sufficiente da poter fare la differenza nelle elezioni. La risposta secondo il team é che i voti erano più che sufficienti.

Quello che sperano D’Souza ed il team di TrueTheVote é che finalmente i loro dati semplici ma al contempo chiari spingano le istituzioni a valutare se chi siede a Washington e chi invece risiede a Mar-a-Lago non debbano scambiarsi il posto, anche perché come ha ammonito Catherine Engelbrecht:

“(…)Loro (i democratici) sono consapevoli che se lasceremo correre questa volta non avranno più bisogno di truffare a questi livelli perché la gente non avrà più fiducia nel processo elettorale. E da quel che sappiamo sono già pronti a rifarlo questo novembre 2022. E fateci caso, quelli che hanno vinto hanno puntato la loro campagna elettorale sulle modalità di voto, non sul programma. A loro interessava solo di avere gli strumenti per fare delle schede ciò che volevano(…)”

La gente sarà disposta a lasciar correre o vorrà giustizia? L’argomento elezioni, insieme alla questione dell’aborto, potrebbe letteralmente incendiare la primavera e l’estate degli Stati Uniti che si preannunciano già le più calde e movimentate degli ultimi decenni.

MARTINA GIUNTOLI

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