“Tu non lo sai, ma i nazisti ucraini hanno preso dei russi e li hanno bruciati vivi. Per questo in Crimea vogliono tornare da noi. Hanno paura”. Questo il racconto che mi fece quel terribile 2 maggio 2014 un’amica russa di Yaroslavl, assolutamente immune da nostalgie sovietiche e simpatie putiniane. A quei tempi, come molti, ero schierato coi maidanisti perché vedevo la questione alla Star Wars: i ribelli contro l’Impero, e che, non ti vuoi schierare coi ribelli? Ricordo l’impressione terribile che mi fece perché capii che era tutto vero e cominciai a familiarizzare con una cosa per me inimmaginabile: il nazismo ucraino, rappresentato da sigle come Pravy Sektor e il famigerato battaglione Azov.

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quel 2 maggio 2014. 48 “russofoni” come si diceva allora, che avevano trovato rifugio nella casa dei sindacati di Odessa per sfuggire agli scontri tra filo-maidanisti e filo-putiniani vennero bruciati vivi. Una morte atroce, con racconti che ricordano quelli dell’11 settembre: persone bruciate vive, soffocate dal fumo o che muoiono cercando salvezza gettandosi dalle finestre. Ufficialmente le responsabilità sarebbero “ancora da accertare” ma sono perché, come provato anche dia un rapporto delle non certo putiniane Nazioni Unite, polizia e magistratura ucraine non indagarono mai.

Cosa resta dopo otto anni della strage di Odessa? Se ne parla? La situazione sulla questione è terribilmente peggiorata rispetto ad allora: di quella strage parlarono anche giornali schierati con Obama e il mondo dem americano come l’Huffington Post. E proprio l’Huffington Post, sorprendentemente, denunciò un’omertà della stampa italiana sulla questione parlando espressamente di censura di guerra.

“Questi i fatti come sono immediatamente emersi, al di là di ogni ragionevole dubbio, grazie a video incontrovertibili che mostrano gli ultrà filo-occidentali assaltare e incendiare il palazzo. Eppure, per quasi un giorno intero la stampa italiana è stata incredibilmente vaga nel raccontare l’evento” scriveva all’epoca l’Huffington Post prendendosela con Corriere, Repubblica e Unità. Ma precisando che, davanti a prove schiaccianti, anche la stampa italiana “ha corretto il tiro”. Anche “Panorama” all’epoca parlò chiaramente di strage invitando i filo-occidentali a non mettere la testa sotto la sabbia.

Oggi non è più così. Abbiamo avuto anche il caso allucinante di Wikipedia che ha totalmente modificato la sua pagina riguardante la Strage di Odessa, che ora è diventato un “incendio nella casa dei sindacati di Odessa”. Fino a febbraio 2022 Wikipedia scriveva che quello di Odessa è “un massacro avvenuto il 2 maggio 2014 ad Odessa presso la Casa dei Sindacati, in Ucraina, ad opera di estremisti di destra, neonazisti e nazionalisti filo occidentali ucraini ai danni dei manifestanti sostenitori del precedente governo filo russo” da febbraio 2022 si legge che “il rogo di Odessa è un incendio verificatosi a seguito di violenti scontri armati fra fazioni di militanti filo-russi e di sostenitori del nuovo corso politico ucraino”. Cambia tutto, non si fa menzione delle vittime. Immaginatevi Wikipedia che riscrive l’11 settembre, da “attentati” a “crollo delle Torri Gemelle” levando ogni riferimento alle vittime e a Osama bin Laden e al Qaeda. Ecco, è quello che è stato fatto. Operazione orwelliana che ricorda la rimozione della figura di Trotzkij dalla storia della rivoluzione bolscevica operata da Stalin. Solo che a farlo stavolta non sono i russi, siamo noi.

E ci fa capire la gravità della situazione visto che a caldo qualcuno, addirittura qualche “radical chic”, ebbe il coraggio di parlare di “censura di guerra” mentre oggi studiosi di chiara fama vengono messi all’indice per molto meno.

La Strage di Odessa è la rappresentazione plastica del fallimento della strategia occidentale per combattere i cosiddetti “dittatori” ed è qualcosa che abbiamo già visto con le Primavere Arabe: armare gruppi di pericolosi fanatici. Contro Assad e Gheddafi abbiamo visto il peggio della feccia jihadista armata e finanziata da noi, la favola dei “ribelli moderati” che si chiamavano al Qaeda e al Nusra. Odessa ricorda chi sono i “nazionalisti kantiani” che si oppongono a Putin, quelli che ti spiegano che la svastica che sventolano non è quella nazista, ma un antico simbolo indo-ariano, quando due anni fa gli stessi che si arrampicano sugli specchi riguardo i simboli dei battaglioni ucraini fecero storie per le svastiche realmente buddiste dei monaci giapponesi.

Il guaio è che dietro queste elucubrazioni ci sono morti. E quelli della Strage di Odessa sono solo i più noti, ma non gli unici: perché chi è stato là sa perfettamente che é in atto una pulizia etnica di russofoni che di vittime ne conta a migliaia.

ANDREA SARTORI 

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