Funziona così: ti chiudo, punto e basta. Ti silenzio, ti spengo. Come facevano le feroci dittature del Novecento. E come ha fatto il regime ucraino, che ha sbaraccato giornali e televisioni, tutte le voci non allineate. Di più: perché il fulgido Zelensky potesse “vincere” le elezioni, è stato necessario mettere fuori gioco tutti i partiti di opposizione, escludendoli dalla competizione elettorale.

Piace vincere facile anche a Enrico Mentana? I guardiani di “Open”, testata da lui fondata, ammettono di intascare soldi da Facebook per svolgere la missione di “fact checker”. Tradotto: grazie alle loro segnalazioni (delazioni) vengono soffocate le voci più scomode. Finalmente, è toccato anche a “Visione Tv”: pagina oscurata, sul social di Zuckerberg, senza uno straccio di spiegazione. E proprio alla vigilia della Festa della Repubblica.

BELLE PAROLE, MA I FATTI?

A proposito: come non essere d’accordo con il capo dello Stato, quando afferma che «la centralità della persona, il riconoscimento della sua integrità e inviolabilità, il primato dell’uguaglianza tra gli esseri umani, la dignità, la libertà, la solidarietà, i diritti e i doveri caratterizzano la struttura democratica» del nostro paese?

Ricordo dissonante: dov’erano finiti, quei valori non negoziabili (e giustamente richiamati) quando i governi Conte-Speranza-Draghi prendevano a calci proprio l’integrità e l’inviolabilità della persona? Imponevano obblighi sanitari deliranti dopo aver messo in pericolo l’incolumità di migliaia di italiani, rinunciando a curarli tempestivamente.

NORVEGIA E BOMBE

Dov’erano finite, la libertà e la dignità? Forse, nello stesso cestino della spazzatura in cui era stata gettata la solidarietà, almeno per quegli italiani trattati come appestati e pericolosi untori. Brutalmente perseguitati, sospesi, allontanati dal lavoro: e solo sulla base di superstizioni pseudo-scientifiche, trasformate dai media in verità di fede.

«Oggi – ha detto Mattarella, in visita a Oslo – Norvegia e Italia sono unite nella lotta contro le tenebre che l’insensata aggressione della Federazione Russa all’Ucraina cerca di portare nel nostro continente». Per inciso: i norvegesi sono quei tizi che, secondo Seymour Hersh (Premio Pulitzer) avrebbero clandestinamente fatto esplodere il gasdotto Nord Stream, nel Baltico. Un atto di pirateria internazionale, contro la Russia.

I RUSSI SONO PIÙ LIBERI DI NOI?

Quanto alla comune tensione verso la libertà, Francesco Toscano – sommessamente e con garbo – fa notare che i cittadini russi continuano ad avere liberamente accesso alle Tv occidentali. Al contrario, le emittenti russe da noi sono state completamente oscurate. Amara ironia della storia: non era quella di Putin una “democratura” illiberale? Non eravamo noi, piuttosto, la luminosa patria della libertà e del diritto?

E quindi che cosa festeggiare, esattamente, il 2 giugno 2023? Un bell’anno di guerra a distanza, per procura, con devastanti conseguenze economiche per il destino dell’intera Europa, ridotta a lustrascarpe dei signori della Nato? Sgomento condiviso da Marco Travaglio, nel libro “Scemi di guerra”. Non si tratta di prendere le parti di Putin. Semplicemente: perché rinunciare a esistere, come Europa, sottoscrivendo una specie di suicidio assistito, in ossequio al padrone d’oltreoceano?

TRAVAGLIO: SCEMI DI GUERRA

Errore fatale, ospitare Travaglio a “Visione Tv”. Se i consensi raggiungono cifre importanti, i “fact checker” si affrettano a fischiare: cartellino rosso, calcio di rigore. Partita finita. Motivazioni? In una riga: quella pagina Facebook “non rispetta le regole della community”. Ai bei tempi, quando gli eretici venivano allegramente arrostiti, l’Inquisizione offriva almeno la possibilità di “pentirsi” e ritrattare in extremis. Ora non più: la nuova Inquisizione spara ad alzo zero, senza neppure il processo.

E le leggi? Che fine hanno fatto, le norme? Perché una testata giornalistica deve scrupolosamente attenersi a certe regole, pena l’incorrere in pesanti sanzioni giudiziarie, mentre i padreterni di Big Web fanno quello che vogliono? Detengono la proprietà dei loro social, è vero. Ma usano uno spazio che, in teoria, è pubblico. Ergo: dov’è finita, la sovranità delle istituzioni? La vigilanza, la possibilità di appellarsi. In altre parole: il diritto.

ZIEGLER: LA PRIVATIZZAZIONE DEL MONDO

Lo spiegava, già nel 2002, il sociologo svizzero Jean Ziegler, nel libro-denuncia “La privatizzazione del mondo”. «Come è possibile – si domandava – che su un pianeta colmo di ricchezza, ogni anno centinaia di milioni di esseri umani siano condannati alla miseria, alla morte, alla disperazione?» Risposta: «Sono vittime dell’unico imperativo che i nuovi padroni del mondo – banchieri, speculatori di Borsa, dirigenti di multinazionali – conoscono: il profitto senza regole».

«È una strage silenziosa – scriveva Ziegler – che si consuma in un pianeta che potrebbe sostenere il doppio dell’attuale popolazione mondiale». Infatti, era ancora di là da venire la “gretologia climatica” convalidata dall’Onu e finanziata dal cartello di BlackRock, cioè dagli azionisti di qualunque cosa conti, sul piano economico, a livello planetario.

MANIPOLARE LE COSCIENZE

E ancora non erano comparsi gli altri mostri recenti: i terrorismi esotici ma in realtà domestici, le tempeste finanziarie scatenate ad arte. Non lo si era ancora visto, lo spettacolo del panico “pandemico”. E nessuno aveva ancora idea del potenziale totalitario della nuova “democratura” occidentale, perfettamente interpretata dai controllori del web.

Sono proprio loro, il braccio armato della “privatizzazione del mondo”: perché lavorano ogni giorno sulle coscienze. Le manipolano, nel modo più subdolo. Incarnando l’aspetto più pericoloso e totalizzante del dogma neoliberista: cancellare la realtà, sostituendola con una verità virtuale, completamente inventata.

Oggi infatti impazza la “cancel culture”, insieme a tante altre aberrazioni proposte ogni giorno con raggelante naturalezza. Lo squadrismo del politicamente corretto, la moda velenosa della sottocultura Woke. E l’ossessione per il “gender fluid”, che oscura la drammatica emergenza dei nostri giorni: l’esplosione della precarietà totale, in un Occidente allo sbando.

RIZZO: SALVARE LA FAMIGLIA

Sintetizza Marco Rizzo: i diritti civili sono sacrosanti, beninteso. Quello che è inaccettabile – dice – è che vengano agitati in modo esclusivo, di fatto cancellando i diritti sociali. O meglio: la visibilità della loro quasi-estinzione. Criminalizzare la famiglia? Tragedia: è proprio quella – la famiglia tradizionale – a supplire alla spaventosa assenza di welfare.

Ecco perché, prima di straparlare di arcobaleni e unicorni, sarebbe il caso di varare innanzitutto solide politiche di sostegno a beneficio del nucleo familiare, sottolinea Rizzo. Viceversa, ci troveremo a registrare nuovi record funesti, in termini di denatalità, dentro una narrazione forsennatamente distopica e fuorviante, a partire dalla stessa tragedia dell’emigrazione africana.

L’IPOCRISIA AL POTERE

Ipocrisie eleganti: si trasforma il migrante in un soggetto praticamente sacro, fingendo di non sapere che sono i grandi poteri – gli stessi che predicano l’accoglienza come religione – a minare la sicurezza sociale dell’Africa, privandola delle migliori risorse (umane e materiali). Ragionare in modo sereno, democratico e laico? Missione quasi impossibile: ormai ci si limita a tifare, rimasticando slogan possibilmente vuoti.

Sembra di essere in una specie di cratere, devastato dal meteorite chiamato neoliberismo: la post-dittatura orwelliana che tutto travisa e cancella. I giovani? Le prime vittime: molti di loro – riferivano fonti di stampa, tempo fa – non hanno nemmeno idea di che cosa fossero, le Brigate Rosse. Quindi Moro sarebbe stato rapito dai marziani? Di questo passo, magari, tra un po’ leggeremo che, in fondo, anche personaggi come Salvador Allende e i Kennedy non rispettavano “le regole della community”.

GIORGIO CATTANEO

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