Oltre 12mila persone a Trieste hanno manifestato solidarietà ai dipendenti Wärtsilä a rischio licenziamento. Quella svoltasi sabato 3 settembre è stata la più grande mobilitazione di piazza che il capoluogo del Friuli Venezia Giulia ha visto dopo le proteste contro il Green pass iniziate un anno fa. Con la differenza che a metterci la faccia, per difendere i diritti dei lavoratori, stavolta c’erano tutti.

A luglio il colosso dei motori ha comunicato di voler centralizzare la produzione a Vaasa, in Finlandia, cessando l’attività produttiva dello storico stabilimento di Bagnoli della Rosandra, in provincia di Trieste. La notizia è arrivata all’improvviso in una calda giornata estiva, mettendo direttamente a repentaglio 451 posti di lavoro, che potrebbero diventare quasi mille calcolando anche le ripercussioni sull’indotto.

Nei giorni scorsi gli operai hanno avviato un presidio a oltranza, per bloccare 12 motori prodotti nell’impianto destinati a un acquirente sudcoreano, come prova di forza. Cgil, Cisl e Uil hanno depositato un esposto per una presunta condotta antisindacale. Venerdì la Regione Fvg ha inoltre annunciato un ricorso d’urgenza per impugnare la comunicazione dell’azienda: è la prima volta in Italia. Ciò in virtù della “legge 234/2021 che impone alle imprese di comunicare direttamente anche alle Regioni interessate l’avvio della cessazione dell’attività – si legge in una nota –. Una novità assoluta non solo perché si tratta di una delle prime applicazioni della nuova procedura, ma anche e soprattutto poiché è la prima volta che una Regione interviene direttamente in sede giurisdizionale”.

Il riferimento è al cosiddetto decreto anti-delocalizzazioni, rimasto in stallo per mesi e diventato in seguito un emendamento governativo, portato dal ministro del Lavoro Andrea Orlando (Pd), all’ultima manovra di Bilancio: prevede che le imprese debbano comunicare preventivamente alle parti sociali l’intenzione di chiudere, pena sanzioni aumentate e nullità dei licenziamenti. Ciò aveva attirato critiche sindacali, secondo cui il provvedimento in realtà offre un via libera procedurale a chi vuole delocalizzare. Lo stesso Orlando sabato ha incontrato i lavoratori Wartsila in presidio.

A detta dei presenti al corteo c’erano almeno 15mila persone (12mila secondo la Questura). C’erano rappresentanti delle istituzioni, sindacati, tutti i partiti politici, lavoratori di altre realtà. Queste le parole del collettivo lavoratori Wärtsilä:

Eravamo in tanti, un fiume di persone di voci, di colori. Una marea umana che ci ha commosso. La partita è ancora lunga, anzi, non è ancora cominciata. La vera battaglia inizia ora e non dobbiamo abbassare la guardia sentendoci appagati da questa meravigliosa giornata. Non siatelo nemmeno voi. Wartsila vuole ancora licenziarci, UHL Fusion è ancora lì in rada che aspetta che abbassiamo la guardia. Sarà lunga e dura. Ma da oggi ci sentiamo meno soli. Grazie a tutti! PS. Semplicemente strepitosi i piloti del porto, gli ormeggiatori. Ringraziamo il Collettivo Di Fabbrica – Lavoratori Gkn Firenze che sono venuti da lontano per sostenerci ed infine i nostri fratelli in lotta portuali che non ci lasciamo mai soli.

LILLI GORIUP